Storia del Sacro Monte di Varallo | Página 321

verso l’esterno, che la circonda. Le pareti sono scandite con ritmo austero e maestoso in ampie arcate, sorrette da robusti pilastri, resi più aulici da lesene ioniche scanalate. Lo spirito è lontanissimo da quello della cappella precedente in cui il Tanzio faceva sfoggio con giovanile arditezza, di tutte le esperienze architettoniche e scenografiche accumulate negli anni della sua permanenza fuori dalla Valle. Qui tutto è compassato, controllato, calibrato; non più architetture ardite e fantasiose, accostate in modo sorprendente e pittoresco da affreschista traboccante di estro. Se nell’altra cappella la regia poteva essere, come penso, totalmente influenzata o addirittura creata dal Tanzio ed accettata da Giovanni, qui al contrario direi che Giovanni, vero architetto, impone al Tanzio la sua regia. I pilastri robusti, le arcate solide nella loro sequenza così austera nel loro ritmo misurato, rivelano l’impronta di un costruttore valente, di un architetto esperto del mestiere. Da poco Giovanni D’Enrico aveva steso il progetto per la nuova chiesa del Monte: l’attuale Basilica, iniziata nel 1614, in cui le cappelle laterali si susseguono con una cadenza compassata quasi identica (sono trascorsi appena quattordici anni). Giovanni delimita gli spazi riservati alla figurazione pittorica, che si addensa tutta nella zona inferiore, non più sviluppandosi anche nella parte alta delle pareti, né tanto meno spalancandosi nella vastità della volta. Viene quasi da supporre che quest’architettura così robusta e concreta sia stata dipinta materialmente non dal Tanzio, ma da un qualche quadraturista, collaboratore dei D’Enrico e sotto la direzione di Giovanni. Così con un impegno ridotto a solo sei arcate (quella centrale è tutta nascosta dal gigantesco trono), con le parti figurative che appena si espandono nelle finte statue bronzee entro le nicchie del portico e nei personaggi che prorompono come un torrente in piena nella sala, il Tanzio, che stava ancora eseguendo questi affreschi nel 28, come ci ricorda la relazione della visita vescovile allora effettuata, poteva già l’anno seguente firmare e datare il non meno impegnativo ciclo della cappella dell’Angelo custode in S. Gaudenzio di Novara. E proprio attraverso queste sei arcate sembra convogliarsi d’ogni parte la fiumana di folla che preme chiassosa e gesticolante verso il centro della scena. In verità i vari gruppi di figure affrescati dal Tanzio non svolgono solo la funzione, sia pure altissima ed insostituibile, di impressionante e possente coro umano che completa, rafforza, dilata ed esalta l’azione. Ciò si verifica solo nelle quattro arcate presso gli angoli posteriori dell’aula; le altre due, all’inizio delle pareti laterali, assumono ruoli diversi, ben determinati, segnando i momenti immediatamente precedenti e successivi a quello che si sta svolgendo nella sala, 321