cenno e così pure nessun compilatore di guide del Sacro Monte fino al 1777,
quando per primo lo dice il Bartoli: «... e quanto v’è d’architettura fu colorito
da Fratelli Grandi da Varese».
D’allora in poi ripeterono la notizia molti altri prontuari, direttori e guide;
per esempio quelle del 1779, 1819, 1826, 1829, poi il Bordiga, il Cusa, il Tonetti, il Butler, l’Apostolo, il Ravelli, il Romerio, il Manni, ecc.
Il Galloni invece si limita a riferire che secondo il Bordiga, i fratelli Grandi,
milanesi, vi avevano “finta l’architettura dorica”.
Ed in realtà osservando il complesso pittorico appare assai evidente che la
parte delle architetture dipinte assume un ruolo molto notevole con la sua scenografica ampiezza, la complessità degli elementi strutturali-decorativi, la sua
luminosità, riservando alle parti figurative degli spazi limitati, ben prestabiliti
e tra loro distanziati. Per cui pare di poter giungere alla conclusione che veramente, come scrisse per primo il Bartoli, Giovanni Battista e Gerolamo Grandi,
pittori quadraturisti, originari di Varese, e non di Milano, come a volte si dice,
debbono aver svolto la loro opera alcuni anni prima che la parte delle figure venisse affidata al Gianoli. E ripensando a quanto scritto dal Fassola, che era “stata promessa una mano d’un Virtuoso” per dipingere tutta la cappella “l’anno
passato del 1669, che à quest’hora che viene in luce questo libro credo s’harrà
occasione di vederla in opra”, appare finalmente chiaro che i fratelli Grandi di
Varese debbono aver dipinti le finte architetture verso il 1670-71, quand’erano
poco più che trentenni, essendo nati verso il 1638, quindi già valenti, ma non
ancora celebri. .
Quasi vent’anni dopo gli stessi fratelli Grandi opereranno al Sacro Monte di Orta, affrescando le parti architettoniche delle cappelle XVII (Monte
di S. Francesco), il cui pagamento avvenne nel 1690, e qualche tempo dopo
quelle della cappella XII (S. Francesco per umiltà si fa condurre nudo per le vie
di Assisi).
Saranno poi attivi anche a Torino, ove nel 1694-95 dipingeranno le prospettive architettoniche della Cappella dei Banchieri e Mercanti in via Garibaldi,
mentre la parte figurativa sarà eseguita da Stefano Maria Legnani, e dipingeranno sempre affreschi architettonici per il Palazzo del principe di Carignano.
A Varallo dunque il committente, o almeno uno dei finanziatori o dei promotori di questa prima parte dell’impresa decorativa della cappella di Gesù condotto per la seconda volta a Pilato doveva esser stato il Dottor Moresini “Sindicatore di Valsesia”, ed i due giovani quadraturisti, forse addirittura proposti
da lui, avevano dato una delle prime prove delle loro capacità ideando un atrio
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