stima fatta dal Morazzone, di particolare interesse in ispecie per quanto riguarda le statue, ivi essendo fissato che il compenso di scudi quattro d’oro, assegnato per la coloritura di ciascuna di quelle contenute nella Cappella dei Discepoli
dormienti, dovess’essere prezzo fatto per ogni altra del medesimo artefice, tolti i
putti ed i cani, da considerarsi mezze statue e pagarsi metà prezzo».
Ma la scrittura del 7 dicembre 1612, rogata dal notaio Albertino, pubblicata
dal Tonetti nel «Museo Storico ed Artistico Valsesiano» fin dal 1886 (il Bordiga aveva scritto 7 settembre), non riguarda affatto la stima compiuta dal Morazzone, contiene invece la convenzione tra i fabbriceri e Melchiorre D’Enrico
per affrescare la cappella. Dunque in quel momento gli affreschi non esistevano
ancora, quindi tanto meno potevano venir valutati. La stima da parte del Morazzone, pure pubblicata dal Tonetti nel suo «Museo», riguarda non solo i dipinti,
ma tutta la cappella, ossia la muratura al di sopra del pavimento e le statue, per
un totale di lire 600 imperiali, stabilendo che le statue «per la pittura si pagano
le grandi L. 24 l’una, e le piccole L. 12, e così per tutte le statue del monte».
Purtroppo però tale stima non reca data, né è riportata nel registro biografico del Morazzone stesso. Deve comunque essere non certo del dicembre 1612,
come vorrebbe il Galloni, ma almeno di più di un anno dopo, compiuti cioè gli
affreschi che Melchiorre non potè iniziare prima della primavera del 1613.
È significativo a questo riguardo che nella guida del Sacro Monte edita proprio nel 1613 con le xilografie di Gioacchino Teodorico Coriolano non compaia il mistero dei Tre discepoli dormienti, quasi a confermare che la cappella non
era ancora terminata.
Stando poi al Torrotti (1686), le statue e le pitture erano già state iniziate da
Giovanni e da Melchiorre D’Enrico «e però finite con l’edifitio, e bel portico
per elemosina particolare del nostro benefattore il C. Pio Giacomo da Rassa,
Fassola S. Maiolo, che legò pure alla Veneranda Fabrica in mancanza di linea
il Palazzo detto anticamente dei Merli con altri beni». E sorprende non poco
che questa notizia non ci sia stata trasmessa dallo storico Fassola, sempre pronto
ad esaltare a proposito ed a sproposito la sua famiglia, ma da un altro scrittore,
sebbene molto legato a casa Fassola. Ma questo dato, poi sempre riferito dai
successivi compilatori di guide del Sacro Monte, variando molto spesso il nome
del benefattore (Giacomo, Gian Giacomo, ecc.), può forse venire a confermare
quanto fin qui è stato detto.
Penso dunque si possano così riassumere i fatti: nel 1606 Giovanni D’Enrico
modella le tre statue dei discepoli dormienti pensando di poterle collocare nella cappella dell’Agonia nell’orto. Ma essendo troppo angusto il vano il vescovo
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