L’Orgiazzi non ha però dimenticato di raffigurare sulla parete di sinistra la
Lavanda dei piedi su di un complesso sfondo di architetture scorciate in profondità. Tramontava così definitivamente l’ambizione per tanto tempo coltivata di
erigere una cappella apposita per quel mistero.
Un ultimo tocco all’orchestrazione scenica barocchetta viene aggiunto dalla
dovizia di cibi, aggiuntisi a quelli seicenteschi realizzati con straordinaria efficacia nei più svariati materiali, cera soffiata, legno, cartapesta, oltre ai piatti ed
ai boccali di ceramica dei secoli XVI e XVII, alle posate, e ad alcuni bicchieri in
vetro di Murano, ora conservati in Museo.
Così era giunta a noi la Cena dalla fine del Settecento.
Negli anni 1972-74 è stato rifatto il pavimento ligneo; le statue e le suppellettili sono state sottoposte ad un radicale restauro, diretto dalla Soprintendenza
ai Beni Artistici e Storici del Piemonte, con finanziamento attinto dal lascito
dell’ingegner Giuseppe Ronco.
In seguito a tali lavori è stato aggiunto in primo piano, presso la grata, con
un provvedimento che ci pare arbitrario, un lungo tavolo per esporre gran parte delle nature morte. Ne risulta l’intrusione vistosa di un elemento del tutto
estraneo al tradizionale e quasi cinque volte secolare contesto della cappella, che
ne altera irrimediabilmente l’insieme figurativo e soprattutto le spirito. Infatti
la scena sacra, confinata in seconda posizione perde in gran parte il valore assoluto che sempre le è toccato e che ovviamente le compete, mentre il banco di
esposizione così esibito in primissimo piano, come in un mercato di frutta ‘ e
verdura, distrae l’attenzione dei visitatori e dei fedeli con la sua chiassosa esteriorità profana. Per cui è auspicabile che si provveda al più presto ad un doveroso e rigoroso ripristino dell’originaria autenticità della scena. •
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