rivela subito una collocazione di ripiego su di un edificio di epoca assai più tarda.
La pietra grigia è la stessa usata per il portale dell’Ultima Cena; la larghezza del
lato di base (cm 160) corrisponde perfettamente a quella del listello, pur esso a
gola diritta, costituente l’attuale sottile architrave del portale. La raffigurazione
dell’Agnus Dei in fine si rivela come un ovvio riferimento all’Ultima Cena. Tutto conferma che questo timpano era all’origine il logico coronamento del portale, asportato quando venne eretta la nuova costruzione a ridosso della facciata,
come aveva già notato fin dal 1908 il Goldhardt. Così idealmente ricomposto il
portale riacquista completamente il suo armonico equilibrio.
Appare allora evidente l’affinità con l’inquadratura della nicchia che accoglie sull’altare il gruppo gaudenziano della Vergine col Bambino nella cappella
di Loreto alle porte di Varallo, particolarmente per il timpano triangolare conchiuso da identica modanatura, pur con l’ovvia semplificazione, trattandosi qui
al Sacro Monte di una struttura allora esterna ed esposta alle intemperie. Per cui
viene spontaneo anche per il portale parlare di un verosimile intervento gaudenziano.
Nell’interno, sopraelevato, le proporzioni e la volta dell’aula rettangolare,
costituita da due campate a crociera formano un vano analogo a quello della
gaudenziana cappella di Loreto presso Varallo. Mutano solo alcuni particolari,
come l’impostazione della volta ed il monogramma bernardiniano al centro,
motivo ricorrente, e credo non a caso, non solo in edifici francescani, ma anche
in altri ambienti poi affrescati da Gaudenzio. Lo si ritrova infatti anche nella
cappella di S. Margherita, originariamente dell’Immacolata, in S. Maria delle
Grazie e nell’oratorio di S. Giorgio in Valduggia. Mentre però nel tempietto di
Loreto ed a Valduggia è in pietra scolpita e costituisce la vera chiave di volta, qui
nella Cena non è altro che un rilievo in stucco, ma di sapore arcaico per le lettere
in caratteri ancora perfettamente gotici.
A questo punto, analizzata tutta la struttura architettonica originaria, allo
stato attuale delle nostre conoscenze, pur non potendo avanzare una conclusione categorica, viene da supporre che l’attuazione della cappella possa essere
avvenuta in due tempi: uno vicinissimo alla scomparsa del Caimi, o lui ancora
vivente, ed un secondo, conclusivo, per mano di Gaudenzio verso il 1520-25.
quando, terminata la grandiosa cappella del Calvario, si rese doveroso dar maggior prestigio all’esterno della non molto distante cappella della Cena, completandola col ricco cornicione e col portale.
All’interno la raffigurazione del mistero è già descritta con versi entusiastici
nella guida stampata nel marzo del 1514:
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