cento, tanto da far pensare che la cappella, iniziata vivente ancora il Caimi nel
luogo da lui prestabilito, sia stata continuata e conclusa dopo la sua morte in
piena età gaudenziana.
In origine la cappella, situata sul punto più elevato del monte Sion e ricoperta
da un tetto a padiglione, era del tutto isolata e dominava verso levante sull’allora
assai umile residenza francescana, da cui la separava una breve riva in seguito
occupata dall’attuale cantina della cinquecentesca costruzione che avrebbe dovuto contenere il mistero della Pentecoste. Così ce la presenta la più antica veduta del Sacro Monte conservata nella Pinacoteca di Brera a Milano, con le sue
repliche di Caresanablot e del Duomo di Torino.
All’esterno, ora, rinserrata tra il campanile settecentesco da una parte ed il
fabbricato eretto per la Discesa dello Spirito Santo dall’altra, la cappella della
Cena ha perso gran parte del suo originario prestigio.
Essa mostra ancora intatte le due pareti lunghe, che rivelano un organismo
piuttosto greve e prevalentemente orizzontale, accentuato anche dalla trasformazione del tetto dalla forma a padiglione a quattro falde a quella a capanna a
soli due spioventi.
Ma i tozzi contrafforti che contraddistinguono le fiancate, denotano uno
schema strutturale arcaico e per altro quasi del tutto inconsueto sul Sacro
Monte. Infatti solo nella cappella gaudenziana dei Magi esisteva un contrafforte, ma di tutt’altro slancio, sull’angolo Nord Ovest (ora segato inferiormente dalla volta dell’androne seicentesco), visibile solo dal lato Ovest nella
sua parte più elevata sovrastante la volta dell’androne, anch’esso a filo della
facciata, proprio come nella Cena. Tuttavia la presenza dei contrafforti, tre per
lato, in una costruzione così poco elevata come la cappella del Cenacolo, appare quasi del tutto superflua e viene da pensare o ad un espediente per ridurre
l’eccessiva orizzontalità dell’edificio, o alla timida prova di un costruttore alle
prime armi, ancor inesperto della statica delle costruzioni in pietra spaccata od
in grossi ciottoli di fiume. Che sia stata una delle prime esperienze del giovane
Gaudenzio architetto?
Certo, molti elementi rivelano evidenti analogie con quelli di costruzioni
gaudenziane. Così lo zoccolo a bancale, che rincorre su parte dei lati ed in facciata, si è già visto nell’interno della Circoncisione e si incontrerà anche sotto l’atrio della cappella di Loreto alle porte di Varallo, oltre a comparire nella stanza
dell’Annunciazione affrescata nel primo riquadro della parete di S. Maria delle
Grazie nel 1512/13.
L’alto zoccolo che divide quasi in due piani le pareti (forse anche per sug205