E chi osanna grida, e chi si trova
Coi rami in man, la dove l’immortale
Re passa, sopra quel vii animale.».
Identiche, salvo minime varianti, saranno le descrizioni delle altre guide del
tardo Cinquecento.
Stupisce veramente la rapidità di esecuzione, almeno della parte architettonica e di quella scultorea nel giro di così pochi anni, come del resto era avvenuto
per la cappella di Lazzaro. Che vi abbia dato un determinante incitamento S.
Carlo nella sua breve visita del 21-22 ottobre 1578? Approssimativamente si
può pensare che l’intera opera sia stata compiuta tra il 1575 e l’80.
L’edificio realizzato, dal punto di vista planimetrico, sembra non aver ignorato completamente, né il progetto originario alessiano, né quello della raccolta
Ferrari, pur richiamandovisi con molta libertà.
Infatti, abbandonata l’idea del quadrato, esso si sviluppa secondo uno schema
ottagonale, ma non a lati alternativamente lunghi e brevi, come potenzialmente
era nel progetto ufficiale dell’Alessi, né a lati rigorosamente uguali, come nella
planimetria della raccolta Ferrari, bensì secondo un ottagono più largo che lungo, inscrivibile cioè in un rettangolo o in un’ellisse. Soluzione questa adottata da
nessun’altra cappella del Monte, e che l’Alessi aveva previsto solo per la Fuga in
Egitto, realizzata invece ad ottagono regolare seguendo il disegno proposto per
la Strage degli Innocenti. Non è da escludere dunque che il progetto non seguito
per la Fuga possa essere stato tenuto presente, almeno come schema, per la cappella dell’Entrata in Gerusalemme.
L’aula interna ovoidale non viene poi divisa nelle sue zone (quella dei fedeli e
quella al di là della tramezza per la scena), ma è tutta riservata alla sacra raffigurazione, essendo stato costruito in facciata un esile portichetto a colonnine binate
per accogliere i devoti visitatori. Ne risulta un edificio dalle forme gentili e un
po’ timide, anche per il semplice coronamento con tetto a padiglione.
A chi è dovuta questa aggraziata ed un po’ gracile architettura? Purtroppo i
documenti dell’epoca sono piuttosto rari ed avari di nomi, e le guide successive
non ci hanno tramandato alcuna indicazione sui vari architetti e costruttori.
Conosciamo soltanto, grazie al «memoriale» del novembre 1572, mastro Marcantonio, incaricato di formar le basi per i «pilastroni» della cappella dell’Ascensione (non più eretta), l’ingegner Giovanni Clarino, o Chiarino, certo appartenente all’omonima, illustre famiglia alagnese e mastro Ambrogio, pure ingegnere, citati per le erigende cappelle di Caifas, Pilato, Cristo che porta la croce e
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Cappella - 19