lo inferiore delle bianche pareti laterali ha creato un vistoso vuoto assimetrico
che altera in modo troppo evidente i rapporti armoniosi preesistenti tra le varie
parti della superficie.
Si otteneva tuttavia così il vantaggio di un più facile e funzionale defluire dei
pellegrini, non più costretti ad entrare ed uscire attraverso un’unica porta, ma
fatti passare dall’ingresso sul lato nord all’uscita su quello sud, lungo un corridoio delimitato sulla destra dall’ormai ininterrotta parete di facciata, e sulla
sinistra dal bancone inginocchiatoio con sovrastanti grata e vetrata attraverso
alle quali osservare la scena evangelica per tutta la sua lunghezza, con soluzione
analoga a quella della cappella dei Magi.
Ma chi fu l’architetto che diede il progetto originario per il tempietto della
Samaritana? Nessun documento ce ne parla. Tenuto però conto che la cappella
è di struttura parallelepipeda, come sarà poi quella della Strage degli innocenti
iniziata nell’86, che presenta anch’essa le fasce o lesene agli angoli, quasi per rafforzare le strutture, si potrebbe forse avanzare l’ipotesi che essa possa essere una
delle prime imprese del giovane Enrico d’Enrico, che circa un decennio dopo
legherà il suo nome oltre che alla cappella della Strage anche alla Porta di Strada
a Vercelli, segno di una fama ormai raggiunta anche fuori dai limiti della valle.
Passando alla parte figurativa, certo la scena non si presenta come una delle
più suggestive ed attraenti del Sacro Monte per grandiosità di concezione, limitata come è per il suo stesso soggetto alle due sole figure dei protagonisti ed al
pozzo, isolate al centro di un vano assai capiente.
Il progetto dell’Alessi che prevedeva, come già si è detto, un’abside centrale affrescata, entro la quale accogliere il gruppo scultoreo, avrebbe in questo caso
raggiunto un risultato assai più valido e di pieno accordo tra la scena portante
ed il fondale pittorico.
Ma sebbene sia stata ignorata la soluzione architettonica alessiana, e non solo
per questa cappella, per quanto riguarda le raffigurazioni interne già ebbe giustamente a notare il Galloni che esse «tengono assai delle macchiette pitturate
in chiaroscuro» nel «Libro dei Misteri». Ciò si può constatare sia per il Battesimo che per la Tentazione, il Figlio della vedova, la Trasfigurazione, la Resurrezione dì Lazzaro e l’Ingresso in Gerusalemme, e lo si verifica con piena evidenza
nella Samaritana al pozzo, non solo per lo schema generale, ma in buona parte
anche per le pose dei personaggi. Segno che lo scultore si ispirò direttamente
allo schizzo alessiano, ottenendo un risultato assai positivo nella composizione
del gruppo così ricco di spontaneità e naturalezza e cosi efficace per il rapporto
espressivo dei due personaggi. La figura poi della Samaritana è stata modellata
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