d’ingresso della cappella sul lato nord.
È poi estremamente strano, direi addirittura inspiegabile che nessuna guida
per secoli, ad iniziare dal Fassola (1671), fino a tutto il primo decennio del nostro, abbia mai, dico mai, riportato questa data del 1595. Il primo che la cita è il
Ravelli nelle due edizioni della sua guida della Valsesia (1913 e 1924), e cioè più
di quindici anni dopo che era stata riscritta, cosi esprimendosi dopo aver affermato che la cappella esisteva già nel 1586 «Un’iscrizione ci dice che nel 1595
colle elemosine dei Valsesiani abitanti in Roma venne ampliata».
Da tutto ciò pare ovvio dedurre che prima del 1897 la scritta fosse talmente
illeggibile da essere passata inosservata a tutti i compilatori di guide del Sacro
Monte fin dal Seicento, e che di conseguenza, proprio per la sua eterna difficoltà
di lettura, la data sia stata trascritta in modo totalmente errato.
Ne consegue che qualche dubbio si può avanzare anche per ciò che riguarda
la trascrizione di tutto il testo.
Unica cosa certa è dunque il contributo (totale o solo parziale?) dei Valsesiani residenti a Roma per l’erezione della cappella. Questo fatto è attestato anche
in modo più certo da parte del Fassola, secondo il quale però l’apporto della comunità valsesiana di Roma sarebbe solo consistito nel completare l’opera. Egli
infatti scrive «La bussola di Roma ha dato animo di finire questa cappella». Si
tratterebbe quindi di un contributo limitato e solamente conclusivo. Più laconico ancora il testo della lapide in pietra posta sulla porta d’ingresso del lato nord,
che dice «Benefattori di Roma, 1698».
È indubbio che la cappella con il passare del tempo ha subito alcune modifiche ed a queste dovettero appunto provvedere in epoche succesive i Valsesiani
domiciliati a Roma.
Come sì è visto nella pianta della raccolta Ferrari all’Ambrosiana (1576-80
circa), in origine la cappella, di forma perfettamente quadrata, era fornita di un
unico ingresso sul lato nord, cioè in facciata (ingresso che ancora si intravede
al centro della parete) rivolto verso la strada, e così rimase fino a circa la metà
del Seicento. Infatti nella xilografia con la veduta di Varallo e del Sacro Monte
intagliata da Gioacchino Teodorico Coriolano nel 1606 e riedita da Pietro Ravelli nel 1621, si nota con chiarezza che la cappella presenta un solo ingresso in
facciata, mentre ne è priva la parete laterale. La stessa cosa si osserva nella xilografia ovale con veduta del Sacro Monte pubblicata nell’opera di Fra Tommaso
Nanni, edita pure dal Ravelli nel 1626. Le due porte laterali attuali compaiono
invece per la prima volta nella veduta del Sacro Monte che accompagna il libro
del Fassola (1671) ed in quella incisa dallo Sceti nello stesso anno. Dunque la
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