riale» del 12 novembre, conservato nell’archivio d’Adda, si ordina di erigere un
«pilastro», cioè un pilone con raffigurato in piccolo il soggetto della scena nei
vari punti prescelti per il Battesimo, la Samaritana, il Figlio della vedova e l’Entrata di Gesù in Gerusalemme. Il «memoriale» stesso spiega in cosa dovevano
consistere questi «pilastri»: «li quali pilastri siano sopra di essi fondamenti
a modo di una cappelletta nella quale sia una incassatura dove se gli possa per
ciascuno pingere il suo misterio che habbi da stare sino a tanto si finiranno delle
Capelle».
Ma intanto è avvenuto quel fondamentale mutamento sul piano operativo
rispetto al «Libro dei Misteri», consistente nel processo di arretramento scalare che già si è notato per la Fuga in Egitto, la Strage degli innocenti, il Battesimo e
la Tentazione, che viene spostata all’indietro nella «Chiesa negra», ove si trova
anche oggi. Per cui, seguendo lo stesso spostamento all’indietro a catena, il mistero della Samaritana viene a trovare la sua collocazione subito dopo la «Chiesa negra» e sul suo stesso lato della strada. Qui già ce lo presenta con la sua
pianta quadrata, cosi come è oggi, la planimetria del Sacro Monte appartenente
alla raccolta Ferrari della Biblioteca Ambrosiana di Milano, datata attorno al
1576-80. Unica variante la presenza di una sola porta sulla facciata rivolta verso
occidente, al posto delle due attuali sistemate sui lati, una di fronte all’altra.
Certo l’erezione della cappella dovette iniziare non molto dopo il 1572, se
si pensa che il «memoriale» è del novembre di quell’anno, quindi forse già nel
‘73, e compiersi con discreta celerità se la costruzione è non solo segnata con
esattezza nella planimetria della raccolta Ferrari, ma risulta anche dotata delle
statue, e direi anche dei dipinti, nella guida del 1583.
Infatti nell’elenco dei vari misteri, contenuto nella parte introduttiva, si dice:
«La Samaritana e ragionamento con N.S. al Pozzo, fatta di rilievo». Poi nella
descrizione in versi si accenna anche a «...come a Giesu venne / Il popol tutto,
che questo sentia,...» con riferimento evidente alla folla ed agli Apostoli raffigurati sullo sfondo dipinto ad affresco entro «...un tempietto, che di nuovo è
fatto...». Le stesse espressioni ripeteranno le successive guide del 1585 e 87.
Quindi il periodo esecutivo, comprese anche le parti scultoree e pittoriche, si
può restringere tra il 1573-74 e l’82.
Ma sulla parete esterna del tempietto, verso mezzogiorno, una scritta così
dice: «Questa cappella fu principiata e finita colle elemosine raccolte nella bussola dei Valsesiani abitanti in Roma -1595», e più sotto in caratteri più piccoli
compare la data 1897.
Da ciò veniamo a sapere che l’impresa venne finanziata dai Valsesiani resi139