Caimi. Esso si trova in una zona del Monte che esula dai tre fondamentali raggruppamenti voluti dal fondatore: quelli di Nazaret (con l’Annunciazione), di
Betlemme (con la grotta della Natività, ecc.) e di Gerusalemme (con la Passione
del Signore) nella parte dominante su Varallo.
Nessuno dei Misteri ideati dal Caimi e corrispondenti ai santuari di Terra
Santa può trovare rispondenza con questa cappella, che deve quindi esser stata
eretta dopo la sua morte (1499).
Esistono però sulle sue pareti esterne, sul lato posteriore, delle scritte graffite, tra le più antiche del Sacro Monte, risalenti ai primissimi anni del
Cinquecento, come già aveva notato l’Arienta, che le aveva fatte osservare al
Butler, il quale vi lesse la data del 1504. Il Galloni poi scoprì quella più antica,
rozzamente incisa, risalente al 1501, cosa che ha riconfermato più recentemente
il Bossi elencando le date del 1501, 1504, 1506, 7, 8, ecc.
Ne consegue dunque che l’edificio deve essere sorto nel 1500-1501, e che la
prima data venne segnata subito, quando era appena stato terminato.
La struttura architettonica della cappella, pur nella sua estrema semplicità,
tipica dei primi decenni del Sacro Monte, rivela tuttavia una dignità ed una armonia che manca per esempio al portichetto rustico (ora rifatto) antistante alla
cappella della Pietà (già Pietra dell’unzione), e che doveva certo mancare anche
all’umilissimo esterno della grotta dell’Annunciazione ed a quella di Betlemme,
tutte opere dell’epoca del Caimi.
Contraddistingue la cappella anche un raro senso di equilibrio e di misura,
che in origine doveva maggiormente spiccare sulle due facciate per la presenza
su quella anteriore di un piccolo protiro aggettante, come si può notare nelle
più antiche vedute del Sacro Monte e nella planimetria della raccolta Ferrari
all’Ambrosiana di Milano (1575-80 circa), e su quella posteriore per la presenza
della porta sormontata da timpano triangolare, come lascia chiaramente vedere
la traccia superstite, e del sovrastante occhio circolare, pur esso ora otturato, che
le conferivano un forte risalto con i loro vuoti profondi sul liscio intonaco della
parete.
Ma anche il singolare zoccolo altissimo, leggermente scarpato, con la funzione di contraffortare la spinta della volta a botte interna, che ha riscontro nella
facciata della Madonna delle Grazie e nella cappella dell’Ultima Cena (ora ex
cappella degli Esercizi), con la sua ininterrotta linea orizzontale a quasi metà
altezza, ne smorza il senso di massa inerte, sottolineando quasi un accordo ideale
con gli spioventi del tetto che nelle proporzioni e nell’inclinazione anticipano
quelli della cappella di Loreto alle porte di Varallo e della cappella raffigurata da
121