Foto di Carlo Casella |
Lo so che le notizie non sono confortanti: in TV e sui giornali è tutto un succedersi di servizi su guerre, prezzi che salgono, materie prime ed energetiche che scarseggiano e, soprattutto, un preoccupante proliferarsi di pazzi cui sembra non importare nulla dell’ economia mondiale, oltre che della sopravvivenza della specie. L’ aumento esponenziale di bollette e materie prime ha creato una situazione insostenibile per le imprese, che avevano già margini ridotti, e per le famiglie, che spesso devono |
rinunciare persino a curarsi, figuriamoci ad uscire per andare a mangiare una buona pizza! Eppure alcuni economisti invitano a mantenere la calma, perché il mercato reagirà anche a quest’ ennesima sfida e quello del food, da sempre, è il più equilibrato di tutti. Io, più modestamente, vi invito a restare lucidi e ad usare alcuni degli strumenti che avete per“ tamponare” gli effetti di questa situazione. Scrivo a voi, quello che ho già detto ai vostri colleghi pasticceri riportandovi il testo del mio editoriale con le opportune modifiche per adattarlo al settore della pizzeria:“... quando la crisi è diffusa, il lusso( anche quello che ci si può permettere, come una buona pizza contemporanea) non è più la sola strada percorribile e torna ad essere una delle“ tante” opzioni. Ai miei occhi è evidente che una politica dei prezzi sensata e ponderata potrebbe limitare il dissanguamento di molte aziende artigianali. Non dico |
che si debba“ deprezzare”( cioè diminuire il prezzo tout-court), perché così facendo si toglierebbe valore a ciò che si è raggiunto in questi anni. Sicuramente però, si può pensare a prodotti accessibili anche per chi in questo momento, magari non si trova proprio in uno stato di indigenza( questo, ahimé, non era un cliente papabile neanche prima), ma qualche difficoltà in più a far quadrare i conti ce l’ ha. Qualcuno di voi lo ha già fatto agendo, per esempio, sul peso: e così sforna pizze“ più leggere” per il portafogli e anche per la bilancia: un doppio valore, perché l’ attenzione alla salute ha preso decisamente il posto dell’ edonismo sfrenato. Non è invece il caso di diminuire la qualità delle materie prime, dei processi e degli spazi, perché i clienti hanno ancora bisogno di sentirsi coccolati e protetti: e noi italiani ci sentiamo così solo con le gambe sotto al tavolo. Anche se si tratta del tavolino di una pizzeria”. |