Showroom Settembre 2026 | Page 69

Demolire un vecchio telaio murato significa polvere, rumore, tempi più lunghi, il rischio di danneggiare intonaci e rivestimenti vicini, in un condominio abitato o in un ufficio che non può fermarsi. Il sormonto promette un cantiere pulito, veloce, e senza vera progettazione. Il risparmio, però, si paga altrove: non nei giorni di lavoro risparmiati, ma nella vita utile del serramento, nella durata del vano che lo ospita e nella qualità dell’ aria negli ambienti coinvolti.
IL VECCHIO TELAIO NON È UN SUPPORTO NEUTRO. LASCIATO IN OPERA, PUÒ DIVENTARE PARTE DEL NUOVO SISTEMA SENZA ESSERE STATO PROGETTATO PER ESSERLO, CREANDO PROBLEMI DI UMIDITÀ, PONTI TERMICI E PERDITA DI PRESTAZIONI
Nel precedente articolo“ Coprifilo o Coprivergogna” avevamo accennato di sfuggita all’ errore capitale della ristrutturazione: la posa“ sul vecchio telaio”. Era una riga, in un articolo che parlava d’ altro. Merita un capitolo intero, perché la posa in sormonto non è un errore isolato: è una scelta, spesso inconsapevole, che si porta dietro conseguenze che il coprifilo nasconderà per anni. C’ è una differenza enorme tra sostituire un serramento e sovrapporne uno nuovo al vecchio. Nella sostituzione integrale il vecchio telaio viene rimosso, il vano ispezionato, la muratura eventualmente ripristinata prima di installare il nuovo controtelaio o il nuovo serramento. Nella posa in sormonto, invece, il vecchio telaio resta murato dov’ è sempre stato, e il nuovo serramento vi si appoggia, magari con un telaio a Z. Non è una variante minore della stessa operazione: è un’ altra operazione, con un’ altra logica tecnica e un altro livello di rischio.
PERCHÉ SI SCEGLIE IL SORMONTO
Le ragioni per cui in cantiere si opta per il sormonto sono quasi sempre economiche e organizzative, raramente tecniche.
IL VECCHIO TELAIO NON È UN SUPPORTO NEUTRO
Il problema di fondo della posa in sormonto è che il vecchio telaio murato smette di essere un elemento passivo e diventa parte del sistema, senza che nessuno lo abbia progettato per esserlo. Tre problemi si ripetono quasi sempre:
• Umidità intrappolata: se il vecchio telaio in legno o in ferro presenta già principi di marcescenza o ossidazione, richiuderlo dentro una nuova struttura non risolve il problema, lo sigilla. L’ umidità residua non ha più vie di scambio con l’ esterno e continua a danneggiare la struttura dietro il coprifilo.
• Riduzione della luce netta: ogni telaio aggiunto sottrae centimetri preziosi al vano finestra, con un impatto diretto sull’ apporto di luce naturale e, nei casi più critici, sulla superficie apribile richiesta per l’ aerazione.
• Doppio ponte termico: il vecchio telaio, spesso privo di taglio termico o con prestazioni ormai compromesse, resta in opera e crea un secondo ponte termico che si somma a quello, per quanto ridotto, del nuovo giunto. Il risultato è che le prestazioni termiche e acustiche del nuovo serramento non vengono mantenute.
LA CONTINUITÀ DI TENUTA CHE NON C’ È PIÙ
La UNI 11673-1 descrive con precisione come garantire la continuità nei quattro piani funzionali: tenuta agli agenti atmosferici, tenuta all’ aria, isolamento termico e acustico e sicurezza nel fissaggio alla muratura. Ma quella continuità richiede un accesso diretto alla muratura stessa. Quando
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