SeaCastle Magazine SeacastleMagazine n.3 sett-ott.2017 - Page 20

LE DONNE DELLA NOSTRA STORIA / WOMEN OF OUR PAST Madonna Allegranza, Custode della Regina e Baronessa di Baida dello storico Giuseppe Vito Internicola T aluni monumenti del passato che spesso destiniamo all’incuria e all’abbandono sono stati testimoni di vicende particolarissime o hanno legato il loro nome a personaggi interessanti. E’ il caso del castello di Baida, sorto alla fine del 1200 come postazione fortificata destinata alla gestione e alla difesa di una baronia. Ne fu baronessa alla fine del 1300 Allegranza Abbate, discendente del trapanese Palmerio Abbate, uno dei protagonisti dei Vespri Siciliani. A soli quindici anni dovette sposare il cinquantenne Raimondo Peralta, conte di Caltabellotta e barone di Castellammare, rimasto vedovo di Isabella, figlia del re Federico III. Per superare l’opposizione familiare al matrimonio il conte non aveva esitato a farla rapire. Dopo pochi anni il conte morì ed Allegranza convolò a nuove nozze con Matteo Moncada, conte di Agosta (Augusta). Divenne un personaggio di primo piano nella storia siciliana quando nel 1379 il figliastro Guglielmo Raimondo Moncada rapì dal castello Ursino di Catania la sedicenne regina Maria, che il padre Federico IV morendo aveva lasciato sotto la tutela di Artale d’Aragona. La contessa, che aveva personalmente vissuto l’esperienza del rapimento, accolse con amorevolezza la regina nel castello di Augusta e le stette sempre vicina nelle varie tappe del viaggio che la portò in Aragona (Gela, Cagliari, Barcellona). Fu messa al suo fianco per vegliarla e ed insinuarle fiducia verso la corte aragonese, preparandola così al matrimonio con Martino d’Aragona, matrimonio ritenuto da molti baroni più opportuno rispetto a quello già programmato con Giangaleazzo Visconti. Per la presenza affettuosa accanto alla regina per tanti anni la contessa godeva della sua fiducia ed è per questo motivo che i 4 vicari e gli altri baroni siciliani a lei si rivolgevano 20 S ea C astle M agazine La regina Maria con lettere segrete per ottenere favori e grazie dalla sovrana. Si diceva che la regina ascoltava volentieri i suoi consigli e non diceva mai di no alle sue richieste. Si conoscono, però, curiose lettere di altri baroni dirette a Martino di Montblanc, suocero delle regina, che gli raccomandavano di stare in guardia da quanto svolto nell’ombra e dalle trame ordite da Madonna Allegranza, da loro definita fimmina infida ed intriganti. Allegranza, dama di compagnia e custode della giovanissima regina di Sicilia, dosava alla sua signora e vittima timori e speranze, nostalgie e distrazioni, ricordi felici del passato e lusinghevoli prospettive per il futuro. Aveva rinunciato alla serenità dello stato vedovile, sottoponendosi ai disagi relativi ai viaggi e al soggiorno forzato in località diverse e lontane dalla propria terra per appoggiare il disegno del figliastro Guglielmo Raimondo che, tagliato fuori dal ruolo di vicario, intendeva costruirsi, appoggiando il matrimonio aragonese della regina, una posizione singolarissima ed economicamente rilevante. Quando la regina Maria, insieme al marito Martino d’Aragona, con al seguito Allegranza Abbate, riuscì a tornare in Sicilia (1392), volle premiare la nobildonna che era stata al suo fianco per ben 15 anni e le assegnò la baronia di Baida, allora molto vasta ed economicamente ricca perché grande produttrice di grano. Nel documento di concessione si dice espressamente in ricompensa per i molteplici e rischiosi servizi prestati alla Nostra Maestà con serenità sia in Sicilia che in Aragona. La regina sbarcò a Trapani e durante il suo viaggio, rischioso e non senza contrasti, verso la capitale dell’isola si fermò a Castellammare, accolta dal barone Guglielmone Peralta.