Call Center
di Michele Nigro
Scegliere un lavoro è il mio problema
ma è colpa del sistema la mia immobilità[…]
da ‘Polli di allevamento’, Giorgio Gaber – 1978
Il lavoratore, in particolar modo quello precario, va educato.
Così come il cucciolo di cane appena giunto nella sua nuova dimora deve essere prontamente educato nell’espletamento dei propri
bisogni fisiologici in angoli ben precisi provvisti di fogli di vecchi
quotidiani conservati all’uopo, allo stesso modo il lavoratore deve
capire fin da subito che il suo comportamento non può tendere
alla neutralità o alla riflessione (dannosa in ambito produttivo),
bensì a un energico entusiasmo decerebrante capace di far ottenere al lavoratore il tanto agognato premio finale.
L’allineamento, l’accondiscendenza, l’incondizionato assorbimento
delle incontestabili direttive aziendali, la personalità solo abbozzata e mai eclettica, la disponibilità ‘senza se e senza ma’, l’assenza di cultura, la scaltrezza del venditore arabo, il carattere come
forma di pressione, il rifiuto di proposte alternative, la repressione
del confronto tra individui: questi sono solo alcuni dei cosiddetti
comportamenti premianti che, se accettati fedelmente dal lavoratore, diventano vere e proprie armi per la conquista del successo
aziendale.
Infilo il jack delle cuffie nella presa circolare della scheda audio come un duro, argenteo pene metallico che penetra, lucido
ed elettrico, nell’orifizio acustico del mondo. Un filo abbastanza
lungo mi concede un’impagabile libertà di movimento fino al
muro alle mie spalle tappezzato di grafici colorati e motivanti
sulla produttività dello scorso mese. Sono seduto su una como29