decisi di guardarmi attorno. Fu così che scoprii sotto la scrivania
una pila di scartoffie, fogli vari e volumi rilegati in pelle consumata dal tempo, fra i quali individuai un registro. Le mie fantasie sul
vecchio bibliotecario chino su quella scrivania, con un pennino fra
le mani, le dita sporche d’inchiostro e la schiena curva, sembrarono avere una conferma.
La mia insaziabile curiosità mi spinse ad appoggiare il registro sul
banco e ad aprirlo. Il frontespizio, scritto in una impeccabile calligrafia, mi indicò che si trattava del registro dei libri presi a prestito e restituiti. Tuttavia, quando continuai a sfogliarlo, perplesso
e sorpreso mi accorsi che le altre pagine erano completamente intonse. Nessuna traccia di inchiostro macchiava quella carta ingiallita dal tempo, eccetto che per un solo e unico titolo: Le Rovine
di Alessandria.
- Che titolo bizzarro - commentai e chiusi il registro.
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