dovevi entrare e ti sei perso, creando un paradosso. E io sono
venuto a risolvere il paradosso. Lo ascoltavo. Sul serio, lo stavo ascoltando, ma ugualmente non
riuscivo a comprendere le sue parole. - Che cosa sta dicendo, signore? - gli chiesi, con gli occhi sbarrati - Non siamo in mezzo
ad una storia, questa è la realtà! Lui sospirò. - Ammetto di averti tempestato di troppe informazioni tutte in una volta. Ti chiedo perdono, più invecchio più
divento logorroico. Procediamo con ordine: prova a pensare a
cosa hai fatto prima di mettere piede nella Biblioteca. Prima di
cominciare il suo turno di lavoro, insomma. - Ma che razza di domanda è questa? - Rispondi e basta. - Non sono affari suoi! - Mi basta sapere anche solo con quale mezzo è venuto qui, quali
strade ha percorso. Tutto qui. Deciso ad assecondare queste sue follie, aprii la bocca per rispondere, ma non ne uscì alcun suono. Mi resi conto di non aver
alcun ricordo. Ero certo di essere entrato, ma non mi ricordavo
come né quando. Ero sicuro di trovarmi a New York, ma non
avevo alcun ricordo di come fosse New York né in quale parte
del mondo si trovasse. Né come fosse fatto il mondo stesso.
- Non hai alcun ricordo perché non esistevi, prima di mettere
piede nella biblioteca - continuò il vecchio.
- Questo non ha alcun senso! - gridai. - Com’è possibile che non
sia esistito? Come sono diventato adulto? Sono nato dal nulla,
generato dal caos eterno? Questo è solo un maledetto incubo. - Non esattamente - disse e mi mise fra le mani un libro - La soluzione è molto più semplice. Le lettere d’oro incise sulla copertina brillarono alla calda luce
dei neon: Le Rovine di Alessandria.
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