una forza leggendaria che tutti temevano. Fui procreato e addestrato con il solo scopo di ucciderlo. Io e Gilgamesh eravamo
nemici giurati. Ma quando finalmente ci battemmo, per giorni nessuno dei due prevalse, e ammettemmo entrambi il valore
dell’ altro. Diventammo come fratelli e tra i nostri regni venne la
pace. Questa però non durò a lungo. Una nobildonna di nome
Ishtar, si innamorò di Gilgamesh, ma lui la rifiutò.Impazzita per
l’ affrontoscatenò la sua creatura più terribile, un toro colossale,
sul regno di Uruk. In quella battaglia vincemmo ma io caddi
avvelenato. Le corna della creatura erano sapientemente cosparse di un potente veleno. Gilgamesh fu distrutto dal vile trucco,
allora viaggiò fin nel cuore di Shuruppak per cercare la Satua di
Utnapishtim. La cura funzionò ma presto la maledizione che mi
aveva portato di nuovo in vita contaminò il regno. Gilgamesh
aveva condannato noi tutti a morte.
- Quindi tu sei… - la Lupa fu interrotta da Arrak che balzò in
piedi impugnando la daga.
- Sono andati via. Adesso è il nostro momento.
L’orda di cavalli si fermò ad un suo gesto della mano. Dalla cime
delle colline vedeva due mondi. A nord Karak bruciava con i
fuochi che specchiavano danzando sul mare e i lamenti delle
persone che giungevano fino ai confini delle sue terre. A sud
delle colline sabbiose invece regnava un silenzio primevo,con La
Torre piantata al centro dell’ antica città discarica di Kudash.
Ashtur il Gobbo si rivolse al cavaliere che aveva di fianco, un
enorme Demone, il cui muscoloso corpo era coperto da teschi
umani e fasce metalliche.
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