La piccola caccia
trice
di stelle
di Fabio Orefice
Attraversando la corsia preferenziale del cielo che sovrasta Los
Angeles, Zaira svetta senza indugio sorvolando le cime degli imponenti palazzi, a bordo della sua Mustang fluttuante.
Nonostante il traffico congestionato e la pioggia fluorescente che
si abbatte senza tregua, nulla può ostacolare la sua corsa. L’intelligenza artificiale di bordo, collegata alla presa scart dei neurotrasmettitori del cervello, è intenta a elaborare i dati raccolti nei
giorni appena precedenti. Informazioni preziose quanto scomode, che stavano per costarle la vita.
Zaira non ha rivali al centro di ricerche nucleari del MIT di Boston, così come non ne ha mai avuti in ambito accademico. Il
controllo, la capacità di lasciarsi scivolare il superfluo dietro le
spalle, proprio come i tergicristalli antiradioattivi lasciano scorrere via l’acqua dalla sua visuale. La fanciulla dai lineamenti decisi e dal corpo tonico sembra non tradire mai emozioni particolarmente forti. Del resto, chiunque abbia vissuto in una famiglia
importante come la sua, sa bene che per sentirsene parte bisogna
imparare a collocare i sentimenti in secondo piano.
Suo padre era stato il più giovane centurione durante le rivolte
nelle colonie marziane, ai tempi dell’embargo economico voluto
dalla Lega Terrestre per arginare il fenomeno dei contrabbandieri di atmosfera sul pianeta rosso. Distintosi per l’alto valore militare, divenne in seguito un politico stimato, fino a essere
eletto Pretore di Los Angeles per le relazioni con gli altri pianeti.
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