Il business del na ale
t
di Roberto Colantonio
Legato stretto ad una sedia, con il nastro isolante che univa
le zampe anteriori agli zoccoli dei piedi, Willy si mordeva
la lingua, dietro i grossi denti cavallini chiedendosi per
la decimillesima volta come era potuto accadere che un
bambino l’avesse sorpreso nel bel mezzo della sua missione.
Tutto perché era inciampato in quell’abete di plastica subito
sotto il camino. Ma come poteva venire in mente di piazzare
un finto albero di Natale proprio sotto la grata del camino?
Non era un gran segno di ospitalità. Come minimo da lì
avrebbe dovuto cominciare ad avere dei sospetti. Stare
sull’avviso. E invece niente. Non c’era con la testa.
Il fatto è che questo nuovo lavoro non era adatto a lui, ne
avrebbero tutti tratto grande beneficio se l’avesse ammesso
fin da subito. Sarebbe stato più saggio rifiutare, ma si era
sotto le feste e lui era disoccupato. Non una bella cosa essere
una renna disoccupata, in Lapponia, specialmente durante
l’inverno.
Quando le cose non vogliono saperne di andare per il verso
giusto… Per colpa dell’abete, aveva battuto il capo, il tappeto
gli si era arrotolato intorno, stringendolo forte.
In quello stato l’aveva trovato il ragazzino.
Insisteva a voler chiamare la polizia. Non una decisione
irragionevole, in fin dei conti.
Si tormentava pensando a che magra figura avesse fatto.
Ma non era tempo per inutili recriminazioni. Ai rimproveri
che sarebbero seguiti avrebbe pensato dopo. Un problema
alla volta, affronterò un problema alla volta.
160