- Il sole è sorto. Ora dobbiamo andare a legna. Movete. –
E così Mitcha si mosse. Stiracchiandosi e sbadigliando uscì dal
loculo dove c’era il suo giaciglio di paglia e corse a pisciare. Gli
piaceva il fresco mattutino sull’uccello, lo stuzzicava. Mitcha
aveva solo otto stagioni sulle spalle, ma aveva già capito che
l’uccello non serve solo per pisciare. Gorg apparve dietro la
baracca dove dormivano, già con l’ascia in mano e coperto
dalla pelliccia d’orso.
- Movete Mitcha, prendi ceste e sega, sennò ti bastono. Mitcha non amava essere bastonato, perciò fu lesto a correre
nella loro catapecchia, prendere un pelliccione per il freddo
e afferrare le ceste di vimini vicino al focolare. Prima di
prendere la sega si concesse il tempo per dare un pizzico
forte, da livido, a sua sorella maggiore Morge. La odiava. Era
più piccolo di lei e nelle zuffe le prendeva sempre. Mitcha
afferrò la pelle con le dita a tenaglia e digrignò i denti dallo
sforzo. Morge urlò di dolore, ma non reagì abbastanza in
fretta. Cercò di schiaffeggiare il fratello, ma questi era già
fuori. Mitcha uscì soddisfatto. Fu raggiunto da un violento
calcio nei reni. Gorg lo aveva preso alle spalle. - Ti ho detto
movete, bestia! - berciò, ricordando al figlio la sua inettitudine.
Mitcha si mosse e non fiatò. Si consolò pensando che presto
la sua maledetta sorella sarebbe andata in sposa a qualche
giovane Ran della tribù che magari l’avrebbe pestata. Lui era
ancora troppo piccolo per pestarla e quello era un diritto
di suo padre, non suo. Mitcha si consolò anche pensando a
quando, ormai raggiunta l’età del Ran, avrebbe avuto una
femmina tutta sua per picchiarla.
Lasciandosi alle spalle il povero villaggio di Malfiore,
si diressero verso il Bosco dei Sussurri. Mezz’ora dopo
raggiunsero il limitare del Bosco. Mitcha adagiò sul terreno
le ceste mentre suo padre attaccava il primo tronco d’abete.
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