SB Storie Bizzarre SB N1.0 | Page 138

- Il sole è sorto. Ora dobbiamo andare a legna. Movete. – E così Mitcha si mosse. Stiracchiandosi e sbadigliando uscì dal loculo dove c’era il suo giaciglio di paglia e corse a pisciare. Gli piaceva il fresco mattutino sull’uccello, lo stuzzicava. Mitcha aveva solo otto stagioni sulle spalle, ma aveva già capito che l’uccello non serve solo per pisciare. Gorg apparve dietro la baracca dove dormivano, già con l’ascia in mano e coperto dalla pelliccia d’orso. - Movete Mitcha, prendi ceste e sega, sennò ti bastono. Mitcha non amava essere bastonato, perciò fu lesto a correre nella loro catapecchia, prendere un pelliccione per il freddo e afferrare le ceste di vimini vicino al focolare. Prima di prendere la sega si concesse il tempo per dare un pizzico forte, da livido, a sua sorella maggiore Morge. La odiava. Era più piccolo di lei e nelle zuffe le prendeva sempre. Mitcha afferrò la pelle con le dita a tenaglia e digrignò i denti dallo sforzo. Morge urlò di dolore, ma non reagì abbastanza in fretta. Cercò di schiaffeggiare il fratello, ma questi era già fuori. Mitcha uscì soddisfatto. Fu raggiunto da un violento calcio nei reni. Gorg lo aveva preso alle spalle. - Ti ho detto movete, bestia! - berciò, ricordando al figlio la sua inettitudine. Mitcha si mosse e non fiatò. Si consolò pensando che presto la sua maledetta sorella sarebbe andata in sposa a qualche giovane Ran della tribù che magari l’avrebbe pestata. Lui era ancora troppo piccolo per pestarla e quello era un diritto di suo padre, non suo. Mitcha si consolò anche pensando a quando, ormai raggiunta l’età del Ran, avrebbe avuto una femmina tutta sua per picchiarla. Lasciandosi alle spalle il povero villaggio di Malfiore, si diressero verso il Bosco dei Sussurri. Mezz’ora dopo raggiunsero il limitare del Bosco. Mitcha adagiò sul terreno le ceste mentre suo padre attaccava il primo tronco d’abete. 138