a pagarli bene, quei selvaggi.
Il giocatore si accese un sigaro il cui fumo andò a mescolarsi
all’aroma di tutti gli altri.
Odore di tabacco, alcool e profumi da bagasce, quello era il
White Lady.
«Sai giocare a poker, PiumaGialla?»
Il pellerossa osservò l’uomo, dopodiché, con mano tremante,
estrasse dai pantaloni delle carte ingiallite.
«Con queste.» si limitò a dire ingollando una sorsata dalla
bozza.
Il suo fiato puzzava d’alcool a distanza di un metro.
Kenny, stupito, prese in mano il mazzo di carte, iniziando a
controllarle una a una.
Gli altri due che sedevano al tavolo storsero il naso.
«Non mi fido di uno sporco indiano. Quelle carte saranno
truccate.» disse Bill il fabbro, un energumeno di quasi due
metri, la testa grossa come quella di un manzo.
PiumaGialla non fece una piega. Era abituato ai pregiudizi
dei bianchi.
Sheringam, il vecchio pistolero, masticava tabacco,
imprecando prima contro Kenny per aver invitato un
selvaggio al tavolo, poi contro tutti loro che gli avevano dato
il permesso di entrare al saloon.
«Sembra tutto in ordine e moderate i termini con il nostro
ospite.» rispose Kenny offrendo al pellerossa il suo miglior
sorriso, una chiostra di denti bianchissimi sul volto
perfettamente sbarbato, da effemminato.
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