Dopo anni e generazioni passate nello spazio, su una flotta
di venti astronavi circa, la razza finalmente attraccò sul
pianeta terra.
Era un pianeta del tutto simile come condizioni ambientali
e geo-climatiche a quello che avevano lasciato. I suoi
abitanti erano organici, come la loro razza era organica.
Vi erano molte specie bipedi assai simili a loro che
convivevano anche in diversi lati di quel “nuovo mondo”.
La caratteristica essenziale, irrinunciabile, che decreto
la scelta fu la dimensione di quella nuova terra: enorme,
gigante, raggiungeva proporzioni divine, sarebbe stata più
che sufficiente per il sostentamento della razza, anche se ci
fosse stata la grande procreazione.
Una nuova terra donata dal fato, una nuova terra da
vivere e da cui trarre sostentamento, una terra titanica
dove anche un singolo innocuo insetto nella atmosfera
che avevano sempre conosciuto era, nel migliore dei casi,
delle dimensioni di un animale domestico; la vegetazione
sormontava il cielo come le altissime torri divine della
mitologia della razza, i fiumi che scorrevano impetuosi si
ergevano davanti ai loro occhi come oceani invalicabili.
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