L’ebbrezza sperimentata scompaginando intere formazioni
nemiche senza il minimo sforzo fece breccia nella sua
memoria. Gli schianti degli scudi mandati in frantumi, le urla
e bestemmie dei comandanti che incitavano i sottoposti a
mantenere la posizione, il rosso del sangue che gli imbrattava
il manto irsuto e la fuga precipitosa di chi aveva osato opporsi
al suo domino… quello era il destino che voleva indietro.
Accecato dalle visioni legate a un passato al quale era
impossibilitato a tornare non si avvide della scena che gli si
parava innanzi: avvolto dalla nebbia, un essere di luce era
assaltato da turbe di demoni.
Il lucore emanato dalla creatura era sopito dalla massa degli
aggressori.
Solo quando l’essere riusciva a divincolarsi, colpendo con
furia belluina i demoni, sprazzi di luce tagliavano l’oscurità
imperante.
Era quella creatura ad emettere le grida di battaglia.
L’Orso Possente non perse tempo e caricò a testa bassa.
Senza riflettere seguì l’istinto e si ritrovò a combatt ere le
abominazioni che lo avevano pedinato nell’ombra.
Sfogò su di loro la furia data dall’impellenza di lasciare
quel luogo, di tornare ai propri agi e alle doti divine che gli
spettavano.
Affondò zanne e artigli in quelle membra solo all’apparenza
impalpabili.
I demoni fluttuavano schivando le zampate e mandando
a vuoto i morsi, ma non vi riuscirono a lungo. Con l’aiuto
dell’essere luminoso, molti aggressori furono annientati,
mentre altri assaltavano i due con aggressività smodata, pur
consci della differenza di caratura. Quando andavano a segno
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