O gni giorno un grande numero di leader d’ a- zienda rinvia qualche decisione importante: investimenti, strategie commerciali, innovazioni. È da quasi un anno che si va avanti così. Dopo la bastonata estiva dei dazi al 30 % e la successiva carota di una possibile trattativa, si sono levate molte voci a chiedere una risposta dura da parte dell’ Europa. Ma non è probabile che ciò avvenga visto che i Governi dei due principali Paesi colpiti, Germania e Italia, ritengono la via del negoziato preferibile a ritorsioni che potrebbero aggravare di molto i nostri danni, senza riuscire a colpire in modo sensibile gli Stati Uniti. Vi sono due motivi per questa prudenza. Il primo è che i maggiori esportatori fra i Paesi europei dipendono dal commercio estero molto di più rispetto agli USA; il secondo è che l’ Europa dipende dagli USA per la tecnologia, la finanza e, last but not least, la difesa. Così l’ Europa deve velocemente cercare nuovi sbocchi commerciali, in Asia, nel Mercosur, eccetera, ma non potrà mai fare a meno di commerciare con gli USA. Comunque vadano le cose i danni alla nostra economia potrebbero essere ingenti: secondo il Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dazi al 30 % avrebbero un impatto economico di 37,5 mld; se fossero al 20 % l’ impatto sarebbe di 27,6 miliardi, al 15 % di 22,6 miliardi e infine al 10 % di 17,6 miliardi. Ma, precisa Orsini,“ non si può parlare solo di dazi ma del costo dell’ euro e dei dazi. A fronte di eventuali tariffe USA al 30 % che varrebbero per l’ Italia 37,5 miliardi di euro dobbiamo sommare il peso del cambio dell’ euro sul dollaro il cui costo è del 13 %: arriveremmo così al 43 %”. Il rischio paventato dal Presidente degli industriali è assai più grave dei colpi inferti ai bilanci aziendali: le nostre migliori imprese potrebbero essere costrette a delocalizzare verso gli Stati Uniti.“ Ricordatevi- ha aggiunto Orsini- che ogni 300 aziende che vanno negli Stati Uniti si portano dietro 100 aziende di filiera, che si portano dietro 102mila persone. L’ Europa deve intervenire in maniera forte e proteggere la propria industria”. Sempre da Confindustria, questa volta dal Centro Studi( CSC), giungono ulteriori conferme:“ Se l’ aliquota salisse al 30 % stimiamo fino a 38 miliardi di euro in meno di export verso gli Stati Uniti su 65 miliardi di esportazioni attuali”. Lo ha affermato Alessandro Fontana, Direttore del CSC, a margine di un evento dell’ associazione imprenditoriale.“ La svalutazione del dollaro del 13 % da inizio anno rende il gap ancora più ampio- spiega- In pratica, con i dazi al 10 % per molte imprese italiane vendere in America risulterebbe il 23 % più costoso
RILEVAZIONI rispetto al 2023, che corrisponde a circa 20 miliardi di perdita verso gli Stati Uniti di export complessivo”. Se poi i dazi dovessero aumentare,“ l’ impatto sarebbe anche maggiore”. Secondo Fontana, le regioni più colpite sarebbero quelle con il più alto valore aggiunto manifatturiero: Lombardia, Emilia Romagna e Toscana.“ Il 99 % dell’ export colpito sarebbe rappresentato da beni manifatturieri. L’ industria meccanica in particolare è esposta. Molti imprenditori- aggiunge- avevano programmato ampliamenti produttivi per soddisfare la domanda USA. Ora stanno congelando gli investimenti. A rischio c’ è anche l’ indotto occupazionale”. Questa situazione“ fa aumentare molto l’ incertezza, abbiamo tutti gli indicatori di incertezza che sono superiori a quelli del periodo del lockdown”, e anche per le famiglie“ sta aumentando la propensione al risparmio”, conclude Fontana. L’ allarme viene in un momento di massima incertezza, con l’ economia che davanti a sé vede il rischio di una dura frenata ma che, nonostante il contesto perturbato, nella prima metà dell’ anno ha continuato a lavorare e a crescere, anche se a ritmi ridotti, e che secondo tutte le previsioni avrebbe potuto continuare il suo lento cammino anche nel secondo semestre, riuscendo ad assorbire anche i dazi del 10 % imposti all’ inizio dell’ anno.
IL SETTORE EDILE
Fra i settori importanti per l’ industria del vetro quello delle costruzioni ha visto una ripresa ad aprile, dopo due mesi di flessione. Secondo le rilevazioni dell’ Istat l’ indice destagionalizzato è aumentato in termini congiunturali del 2,4 %. Anche nella media del trimestre febbraioaprile la produzione nelle costruzioni è aumentata in termini congiunturali(+ 1,7 %). Nel periodo gennaio-marzo l’ indice dei prezzi delle abitazioni( IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, ha registrato dopo tre trimestri di crescita una leggera flessione su base congiunturale(-0,2 %), sintesi di una marcata riduzione dei prezzi delle abitazioni nuove(-8,7 %) e di un aumento di quelli delle abitazioni esistenti(+ 1,7 %). Positivo l’ andamento delle compravendite nel settore residenziale. Nel primo trimestre, l’ Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’ Agenzia delle Entrate ha rilevato un aumento tendenziale pari all’ 11,2 %, in ulteriore accelerazione rispetto al già positivo incremento del 7,6 % registrato nel periodo precedente. La ripresa dovrebbe continuare anche nel resto dell’ anno al netto del blocco dei cantieri milanesi.
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