RIVISTA DEL VETRO sett/ott 2026 | Page 31

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I tema è già in azienda, che lo si sia deciso o no. In quasi ogni vetreria di media dimensione c’ è oggi almeno un collaboratore che apre ChatGPT, Claude o Gemini per scrivere un’ email, tradurre una scheda tecnica, sintetizzare un capitolato o farsi spiegare un passaggio di una norma. Lo fa in autonomia, spesso senza policy aziendale, quasi sempre con una versione gratuita. Ignorare che stia accadendo non è una posizione neutra: è una scelta implicita di non governare il fenomeno. Quello che segue non è né un elogio dell’ IA né un elenco di allarmi. È un tentativo di mettere qualche paletto, cosa si può ragionevolmente chiedere all’ IA oggi in una vetreria, cosa è ancora prudente non chiederle, dove servono strumenti generici e dove servono strumenti verticali, pensato per chi in azienda deve decidere se, come e con quali cautele lasciare che questa tecnologia entri nei processi quotidiani.
COSA PUÒ FARE L’ IA IN VETRERIA, OGGI I casi d’ uso maturi non sono pochi. Un modello linguistico generalista, quello che comunemente si chiama“ chatbot”, sa già oggi fare molto bene alcune cose che in vetreria si fanno tutti i giorni: leggere un capitolato lungo e restituirne una sintesi ragionata, tradurre una scheda tecnica in inglese o tedesco, riformulare un’ email in tono più formale, aiutare a strutturare un’ offerta a partire da appunti disordinati, riepilogare i punti chiave di una norma tecnica, cercare passaggi rilevanti in un archivio di documenti aziendali. Sono attività dove l’ IA non produce dati nuovi, ma trasforma testo in altro testo: sintetizza, traduce, riformula, cerca. È il campo in cui questi strumenti eccellono, e dove il beneficio in termini di tempo risparmiato è già misurabile. Un ufficio tecnico

« IGNORARE CHE STIA ACCADENDO NON È UNA POSIZIONE NEUTRA: È UNA SCELTA IMPLICITA DI NON GOVERNARE IL FENOMENO » che spende due ore a leggere e commentare un capitolato può, con un uso disciplinato dell’ IA, ridurre lo stesso lavoro a quaranta minuti, con il tecnico che continua a decidere, ma parte da una preparazione già impostata.

COSA L’ IA GENERICA NON SA( E NON SAPRÀ) FARE Il rovescio della medaglia è altrettanto importante. Un modello generalista sa preparare un’ amatriciana ma non conosce la EN 673 in modo affidabile, non sa l’ emissività dei coating a magazzino, non conosce i canalini a disposizione, non firma nulla, non si assume responsabilità. Se glielo si chiede, risponde comunque, perché è progettato per rispondere, ma la risposta è quella statisticamente più probabile dato quello che ha letto in fase di addestramento, non una verità certificata sul tuo prodotto. Questa distinzione è la premessa di tutto il resto. L’ IA generalista è uno strumento eccellente per compiti generalisti; diventa inaffidabile, talvolta pericolosa, quando la si usa come se fosse specialista di un dominio che invece non conosce nel dettaglio. Vedremo più avanti che esiste una via d’ uscita, ma prima serve fermarsi sul rischio più insidioso di tutti.
IL VERO SPARTIACQUE: USARE L’ IA PER COSE CHE SAI FARE, O PER COSE CHE NON SAI FARE Il rischio più insidioso nell’ uso dell’ IA in azienda non è tecnico. Non è l’ errore in un numero, né l’ allucinazione occasionale su un riferimento normativo. È un rischio di controllo, e si riassume in una domanda semplice: chi sta comandando chi? Ci sono due modi di usare l’ IA in ufficio. Il primo: la si usa per accelerare qualcosa che si sa già fare. Un progettista esperto che sa scrivere una relazione tecnica la fa scrivere all’ IA in prima bozza, poi la corregge; un commerciale che sa strutturare un’ offerta si fa preparare la parte descrittiva e poi la sistema. In questi casi la persona controlla il risultato, riconosce eventuali errori, corregge. La produttività cresce, la qualità non diminuisce. Il secondo: la si usa per fare qualcosa che non si saprebbe fare da soli. Un tecnico che non ha mai calcolato una trasmittanza chiede all’ IA di calcolarla.
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