EDITORIALE di Simona Piccolo- simona. piccolo @ dbinformation. it
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Il fattore umano
In un mondo fatto di performance, dati, obiettivi e numeri spesso si lascia indietro, nelle aziende, quello che per me è la parte più importante di qualsiasi relazione: il fattore umano. Faccio un passo indietro. Mi è capitato di andare qualche tempo fa, alla celebrazione dei 50 anni di un’ azienda tra le più importanti in Italia: Forel. Era un po’ che non andavo a trovarli e la prima sensazione, forte e immutata nel tempo( sono ben 25 anni che la conosco) è stata di sentirmi parte di una grande famiglia. Se devo pensare a cosa significhi il successo per una azienda penso a cosa è riuscita a costruire Forel. Non solo macchine e numeri di vendita, ma una famiglia fatta anche di macchine e numeri, ma soprattutto di persone che crescono e collaborano insieme con un obiettivo comune. Il fattore umano è spesso l’ unico vero vantaggio competitivo che non può essere copiato rapidamente. Tecnologie, processi e prodotti possono essere replicati; la qualità delle relazioni, la capacità di collaborare, la creatività e il senso di responsabilità delle persone no. Dietro ogni bilancio, ogni strategia e ogni innovazione ci sono persone che sognano, sbagliano, imparano e costruiscono. Il vero motore di un’ azienda non sono le macchine né i processi, ma l’ energia umana che ogni giorno trasforma idee in realtà. Quando un’ organizzazione sa prendersi cura delle proprie persone, non cresce soltanto nei numeri: cresce nel significato, nella fiducia e nella capacità di lasciare un segno. Perché le aziende migliori non sono quelle che impiegano persone, ma quelle che valorizzano il loro talento e la loro umanità.
CARO LETTORE
NELL’ ERA DELLA TRASFORMAZIONE CONTINUA, IL CAPITALE UMANO RESTA L’ UNICO
VANTAGGIO
COMPETITIVO DAVVERO SOSTENIBILE
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