FIGURA 2 ECONOMIC SENTIMENT INDICATOR( ESI). Valori destagionalizzati
TABELLA A DA DOVE ARRIVA IL GAS IN ITALIA( Dati 2025, quote % su volumi di gas in mmc)
Fonte: Commissione europea. DG ECFIN
Fonte: elaborazioni Centro Studi Confindustria su Ministero ambiente sicurezza energetica
Riguardo agli scambi italiani con gli USA( 70 miliardi di export nel 2025), le prospettive sono negative, soprattutto per alimentari e bevande, carta e stampa, metalli e prodotti in metallo( colpiti da dazi al 50 % su acciaio, alluminio e rame), apparecchi elettrici, mobili. L’ impatto è atteso ampliarsi nel medio e lungo periodo poiché aumenta la possibilità degli acquirenti USA di trovare fornitori alternativi. Con i dazi previsti dall’ accordo bilaterale con l’ UE, le perdite per l’ export italiano erano stimate oltre 16 miliardi di euro. Ma dopo la sentenza della Corte Suprema USA, che ha dichiarato illegittimi i dazi reciproci introdotti nel 2025, sono stati introdotti nuovi dazi che peggiorano la posizione italiana: prima della sentenza la tariffa“ effettiva” era inferiore alla media mondiale; dopo, supera la media mondiale. Fin qui dal report CSC emergono previsioni tutt’ altro che rosee, peraltro allineate a quelle di tutti i principali osservatorii economici. Ma vi è anche una nota positiva, anche se legata a una situazione non propriamente desiderabile. Un importante stimolo per la crescita italiana nei prossimi anni – scrive il report- potrà venire dall’ aumento della spesa nazionale per la difesa previsto dall’ accordo del giugno 2025 in ambito NATO: dal livello effettivo attuale pari all’ 1,5 % del PIL, si arriverà al 3,5 % nel decennio dal 2025 al 2035. Per stimare l’ impatto sulla crescita del PIL il CSC ha elaborato sei possibili scenari, che riportiamo testualmente:“ Scenario 1: l’ aumento di spesa è ripartito tra spese correnti e investimenti, seguendo l’ attuale ripartizione( circa 60 % e 40 %). Nello scenario 2, si aggiunge un miglioramento della produttività nell’ economia, cumulato dello 0,45 %. Nello
scenario 3 l’ aumento di spesa è concentrato sugli investimenti. Lo scenario 4 aggiunge al 3 l’ ipotesi dell’ aumento di produttività. Lo scenario 5 incorpora, oltre a quanto incluso nel 4, un aumento della produzione nazionale e, quindi, una riduzione delle importazioni. Lo scenario 6, viceversa, riprende lo scenario 1 e aggiunge un aumento dell’ import. Quest’ ultimo è il“ peggiore” dal punto di vista dello stimolo al PIL, il 5 è il“ migliore”, mentre lo scenario 1 è quello“ centrale”, senza ipotesi aggiuntive”. Se si realizza lo scenario 5 – cioè se l’ aumento di spesa viene realizzato concentrandosi sugli investimenti-“ si generano spillover positivi sulla produttività dell’ intera economia, si limita l’ aumento delle importazioni”, determinando un significativo impatto positivo che potrebbe valere un aumento del 3 % del PIL. Aumento che sarebbe invece limitato a un + 1,5 % nel caso si realizzasse lo scenario 1 e a un + 0,9 % nel caso dello scenario 6. È giusto chiedersi quali sarebbero gli effetti sulla spesa pubblica e sul debito pubblico. Secondo l’ analisi del CSC, l’ impatto sul rapporto deficit / PIL sarebbe modesto già nello scenario peggiore, quasi nullo nello scenario centrale, e diventerebbe addirittura favorevole negli scenari migliori:“ ciò grazie alla forte crescita del PIL nominale, dell’ occupazione e delle entrate fiscali”. In questo senso, mantenere fede all’ accordo NATO, nonostante le difficoltà finanziarie contingenti, può risolversi in un rilevante“ volano per l’ innovazione e la crescita del Paese”. Augurandoci, ovviamente, che queste spese conseguano anche il loro obiettivo primario, che è quello di non dover essere costretti a usare ciò che le stesse finanziano.
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