RIVISTA DEL VETRO Apr/Mag 2026 | Page 63

U na guerra che si prolunghi per mesi potrebbe certamente scatenare una recessione a livello mondiale – che molti analisti danno già per scontata; ma anche una cessazione delle ostilità a breve termine lascerebbe dietro di sé ingenti perturbazioni del mercato con effetti negativi estesi. Lo ha confermato recentemente anche il Governatore della Banca d’ Italia, Fabio Panetta, nella relazione all’ assemblea dello scorso 31 marzo:“ Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’ energia richiederebbe tempi non brevi”. E ha sottolineato come il contesto di elevata incertezza sia destinato a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto.

IL PETROLIO E IL GAS: DUE FACCE DELLO STESSO PROBLEMA Il rischio energia presenta due facce. La prima è un aumento, ingente ma limitato nel tempo, dei prezzi del petrolio e del gas causato dalla disruption della logistica – blocco dello stretto di Hormuz oggi e, forse domani, del Mar Rosso. La seconda è una possibile riduzione dell’ offerta di oil & gas destinata a permanere nel tempo a causa della distruzione di importanti strutture produttive nell’ area del Golfo – abbiamo già visto la prima, nelle scorse settimane, con lo stop alla produzione di gas nel più importante impianto qatariano. In questo caso il livello dei prezzi dell’ energia è destinato a restare alto a lungo. wRischi ai quali il nostro paese è particolarmente esposto. Secondo un report dell’ agenzia di rating Moody’ s, pubblicato all’ inizio di aprile,“ un’ interruzione prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe spingere i prezzi del gas in Europa ben al di sopra degli attuali livelli a termine, fino a superare potenzialmente i 100 euro per megawattora”. L’ agenzia ricorda che“ l’ UE ha importato circa 10 miliardi di metri cubi di gnl dal Qatar nel 2025, pari a circa il 2 % delle sue importazioni totali di gas e al 3 % della domanda di gas dell’ Ue”. La crisi colpisce in un momento difficile anche per le scorte:“ con lo stoccaggio di gas attualmente al di sotto della media a lungo termine, il rischio principale è rappresentato da un rallentamento delle immissioni in stoccaggio durante l’ estate, che lascerebbe le scorte al di sotto dei livelli richiesti in vista della stagione invernale”. L’ Italia è uno dei paesi europei più esposti, poiché il Qatar rappresentava il 4 % delle importazioni totali di gnl, il che implica“ potenziali e significativi deficit di approvvigionamento interno in assenza di volumi sostitutivi”. Solo il Belgio è in una condizione peggiore( dipende dal gas del Quatar per il 16 %), mentre l’ esposizione della Spagna è pari a circa il 2 % delle sue importazioni di gnl, e Germania e Francia non hanno importazioni dirette dal Qatar. In questo momento l’ incertezza è talmente alta che anche i più accreditati analisti economici devono limitarsi a immaginare diversi scenari e le possibili conseguenze, con un elevato rischio di obsolescenza. È l’ impostazione, fra gli altri, del CSC( Centro Studi Confindustria) che nel suo ultimo report, allargando lo sguardo anche al 2027, parte da una ipotesi di base( fine della guerra entro marzo) già rivelatasi irrealistica, e aggiunge altri due scenari, dove le ostilità cesserebbero, rispettivamente, entro la fine di giugno e entro la fine dell’ anno.
FINE DELLA GUERRA: GLI SCENARI Se la fine di marzo non ha portato la fine della guerra, possiamo però riportare lo scenario base per la fine di aprile, con qualche limitato aggiustamento delle previsioni. Il CSC ritiene che in questa ipotesi l’ abbondante offerta mondiale di petrolio prevista prima della guerra rimanga come trend sottostante e che la ripresa della produzione a ritmi vicini a quelli pre-attacco limiti l’ impatto a un aumento del prezzo di breve durata: il Brent salirebbe in media a 78 dollari nel 2026( da 69 nel 2025) e poi scenderebbe a 65 nel 2027. Anche per il gas tornerebbero a prevalere i fondamentali ribassisti del mercato fisico mondiale. La quotazione in Europa salirebbe a 41 euro / mwh in media nel 2026( da 36 nel 2025) e poi tornerebbe verso i 30 euro in media nel 2027. Secondo lo scenario base del CSC, la crescita del PIL in Italia nel 2026 sarà pari a solo + 0,5 %( la previsione dello scorso ottobre era più alta, + 0.7 %). È il costo della guerra, destinato a evolvere in stagnazione se il conflitto si prolunga fino al 2 ° trimestre, o addirittura in recessione se durerà fino al 4 ° trimestre. Nel 2027 l’ economia italiana vedrebbe un modesto recupero(+ 0,6 %), ma solo nello scenario base. La crescita, afferma il report CSC,“ sarà trainata ancora dai consumi delle famiglie e dagli investimenti, cui si aggiungerà un lieve contributo positivo delle esportazioni nette, favorito dal miglioramento delle ragioni di scambio previsto nel prossimo anno”.
L’ INFLAZIONE IN ITALIA E GLI INVESTIMENTI Ma purtroppo i rischi della guerra non sono gli unici che possono indebolire l’ economia italiana. Il report aggiunge quelli legati all’ implementazione del PNRR, a un’ eventuale ulteriore svalutazione del dollaro, al proseguire dell’ alta incertezza, alla possibilità che anche il previsto taglio dei tassi FED risulti inferiore alle attese. L’ impennata dei prezzi
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