“ PRIMA DELLA PAROLA” DI LUCIO ZANIBONI
Il poeta Lucio Zaniboni presenta oggi una lirica oltremodo significativa proprio nel suo riflettere sul rapporto tra parola, comunicazione e responsabilità di chi parla. Il momento che precede la parola è caratterizzato da ansia ed esitazione: chi deve parlare sente il peso delle aspettative degli ascoltatori e teme di non riuscire a trovare la parola capace di condurli verso quell’“ oltre” che cercano. Il testo alterna mirabilmente immagini liriche e ironiche. La descrizione della natura – « lo smeraldo del prato », « i rossi sospiri del rododendro », « le genziane, cielo e mare nel verde » – contrasta con la tensione della situazione comunicativa. Anche il paradosso iniziale dei « gamberi » che possono « avanzare » introduce un tono ironico e surreale. La parola assume progressivamente un valore simbolico: diventa una chiave, uno strumento capace di « aprire le porte dell’ altrove ». Ma proprio questa parola può venire meno, lasciando spazio al silenzio, all’ imbarazzo e agli sguardi interrogativi degli ascoltatori. La sua originalità risiede nel finale, volutamente ironico che rovescia la tensione quasi metafisica del testo: se la parola non arriva, l’ attesa e l’ ascolto si trasformano semplicemente in « tempo perso ». Da tutta la lirica scaturisce così sia una riflessione filosofica che autoironica, interrogandosi sul potere della parola e, soprattutto, sulla sua possibile inadeguatezza. [ M. R. Teni ]
Forse, scagliando ortiche al cielo, anche i gamberi possono avanzare …
Prima della parola, un’ ansia ti prende, ti fa esitare.
Dio, stavo così bene col mio ciuco a pascolare: miravo lo smeraldo del prato, i rossi sospiri del rododendro, e le genziane, cielo e mare nel verde.
Mi ha preso questa insana idea di propagar ad altri la parola.
E se, mentre attorno ti ascoltano attenti, desiderosi
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