ponte e che i due si intesero all’ istante: un’ intesa così perfetta da spingerlo a immortalarne la storia. Nel racconto L’ amore nel villaggio, Andrić narra la vicenda di una bella fanciulla che non passava inosservata: « Tutto su di lei vibrava: il vestito, il seno, i capelli ». Rifka— questo il suo nome— « sembrava trasparente, si vedeva che era la figlia di un vetraio ». Il suo amore per un giovane tenente venne ostacolato dalla famiglia e la ragazza soffrì a tal punto da togliersi la vita, gettandosi nelle correnti della Drina. L’ autore descrive un clima afoso che richiama le calure contemporanee: « Nemmeno l’ ombra era fresca. I boschi prendevano fuoco … Solo alla fine dell’ estate la calura si alleggerì. Venne un vento freddo accompagnato da piogge torrenziali ». Sul finale del racconto, Andrić mostra come un’ altra fanciulla, la figlia del calzolaio Perko, stia diventando donna. I bottegai la ammirano e le rivolgono complimenti, e la ragazza « si preme il petto con le mani per non farlo sobbalzare troppo ». È la dimostrazione che, pure nell’ arida terra bosniaca, la storia e la vita continuano, rinnovandosi incessantemente. In un altro testo, Andrić narra di un visir che, per incutere timore nella comunità di Travnik( città natale dello scrittore), faceva circolare per le strade un imponente elefante, animale mai visto prima da quelle popolazioni. Quando l’ animale entrava nelle botteghe devastandole, ai commercianti non era consentito lamentarsi: dovevano tacere per evitare ritorsioni dal palazzo del potere. Ad ogni cambio di visir serpeggiava quindi l’ ansia di non sapere se il successore sarebbe stato migliore o persino peggiore. Andrić si sofferma a lungo nella descrizione della sua terra e della vita grama dei suoi abitanti: un territorio isolato, con un esiguo sbocco sul mare e una natura impervia; terre avare e difficili da coltivare, segnate da carestie e malattie causate dalla malnutrizione. Nel discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel, Ivo Andrić chiese comprensione per le sofferenze della sua gente e auspicò sentimenti di profonda solidarietà. Egli affermò che lo scrittore, per essere utile, deve produrre opere che siano d’ aiuto all’ emancipazione dell’ uomo e della società. Senza ombra di dubbio, le poesie e le prose di Ivo Andrić hanno offerto un contributo fondamentale in tal senso. A proposito dell’ intellettuale bosniaco, Leonardo Sciascia ebbe a dire che Andrić è stato un uomo saggio, cosciente del passato, capace di vivere e sentire il presente conservando fiducia nell’ avvenire. L’ auspicio di questo articolo è che tali righe possano suscitare ulteriore curiosità e passione per la produzione letteraria di un autore imprescindibile del mondo slavo. Silvio Valdevit Lovriha
Note dell’ autore
I. Carlo( Kerel in sloveno), fratello dell’ autore, svolse due anni di servizio militare in quelle turbolente zone jugoslave e ripeteva sempre: « C’ è così tanto astio tra le varie etnie che quando non ci sarà più Tito succederà inevitabilmente il finimondo ». Purtroppo la storia gli ha dato ragione.
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