La attualità della emigrazione comporta la necessità di una definizione etimologica e culturale prima ancora di diventare sociologica e politica . Di norma con “ emigrare ” intendiamo un andare via dal proprio paese per stabilirsi in un altro . Il termine “ migrare ” invece è più complesso perché indica uno “ spostamento verso ”, “ un lasciare per ”, “ un andare a cercare ” in un insieme motivazionale fatto di necessità , bisogno , desiderio o anche di un sogno . Indica quindi , più semplicemente , un transitare da un luogo all ’ altro . Un luogo fisicogeografico o un luogo in noi , un luogo psichico da esplorare o nel quale ritrovarsi per quel processo continuo di adattamento che caratterizza , per tutta la vita , la esperienza del migrare . Psicologicamente transitiamo tra quei molteplici stati della mente che ci permettono di essere dialoganti con la sia realtà esterna che con la nostra fisica e interna . Tralasciando l ’ infanzia e la adolescenza il percorso verso la maturità comporta molteplici adattamenti e modalità psicologiche dell ’ adattarsi . Così come il processo di invecchiamento , reso più lungo dalla prevenzione del malessere e dai progressi della scienza , è diventato un vero banco di prova di percorsi sempre più differenziati tra processi fisiologici e patologici . Per facilità espositiva possiamo immaginare in poli opposti l ’ invecchiamento fisiologico della mente e quello patologico nella malattia di Alzheimer . Nel fisiologico sono prevedibili un lento restringimento del vissuto dello spazio personale e sociale con il conseguente attaccamento ai propri oggetti vicini , il restringimento della capacità di concentrazione , la labilità emotiva e il disturbo della memoria per fatti recenti . Vengono invece più facilmente conservati i ricordi lontani ( specialmente di esperienze considerate significative ) così come l ’ intero universo affettivo . Nel patologico invece è d ’ obbligo citare le demenze e tra queste quella di Alzheimer , la più citata nelle news ma la meno nota , forse , negli aspetti di impatto personale e familiare . Sul piano strettamente tecnico può essere utile sapere che solitamente ha un esordio tardivo oltre i 65 anni e che solo nel 5-7 % dei casi ha un esordio presenile specialmente nei gruppi familiari Alzheimer a trasmissione genetica di solito già conosciuti e studiati . Il nucleo patogeno consiste in un errore nella produzione di una proteina chiamata amiloide che porta alla formazione e accumulo di proteine anomale di beta-amiloide e tau sotto forma di fibrille e placche nelle strutture cerebrali . Tali accumuli non solo bloccano le trasmissioni inter-neuronali ma determinano anche una grave atrofia cortico-sottocorticale . Inizialmente le aree cerebrali più colpite sono la corteccia frontale e l ’ ippocampo . Questo causa i sintomi inizialmente più caratteristici della malattia e precisamente disturbi della memoria a breve termine e della memoria spaziale accanto al deterioramento delle funzioni cognitive-razionali . Il ragionamento è deteriorato con difficoltà nella gestione di attività complesse e scarsa capacità di giudizio . Correlativamente al disturbo del pensiero c ’ è il disturbo del linguaggio e una incapacità visuo-spaziale a nominare e riconoscere volti o oggetti comuni . Il processo è normalmente a lenta cascata con periodi di stabilizzazione resi possibili anche grazie a sempre più recenti farmaci che incidono sulla