Come sosteneva Anima Mundi , in un ’ epoca in cui il libro di narrativa o il saggio ha una durata appena superiore a quella del periodico che è sempre più spesso un prodotto di utilizzare e da cestinare , continuamente raggiunto dal successivo la cui pubblicazione che appariva nel passato come una consacrazione definitiva , è considerata oggi sempre più come un fatto occasionale , episodio e provvisorio , di fatto anche il materiale usato si deteriora rapidamente – in effetti , a pochi anni dalla loro pubblicazione , i libri si sbriciolano sugli scaffali senza nemmeno essere stati sfiorati da una mano – è in un tale ritardo che la poesia è sollecitata a sua volta , a perseguire l ’ attualità . La civiltà di massa oggi decreta dunque per la sua stessa natura , lo scacco della poesia . Ha un futuro la poesia oggi ? Sicuramente sì .
E come possiamo vedere , le situazioni della vita senza la poesia non ci sono ? La solitudine , il silenzio , la profondità , la durata , l ’ Immaterialità , esistono sempre con la poesia . Mai come ai giorni nostri , forse , la poesia ha avuto un ruolo di salvatrice . E il poeta , nella sua proclamata inutilità , apparirà come qualcuno che , forse senza rendersene conto , rappresenta un punto di riferimento alla soglia del silenzio . Esiste un poeta dotato di una straordinaria intensità sensoriale , un poeta dei colori , della tradizione italiana popolare , degli immagini dei sogni , degli immagini delle memorie , che scrive una poesia con un linguaggio dominato dallo smarrimento , dall ’ angoscia ma anche dalla consapevolezza . Il poeta si chiama Gianfranco Rossodivita .
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