RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 4 - APRILE 2020 RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 3 - MARZO 2020 | Page 32
approfondimenti connessi all’argomento in esame, ma mi limiterò al ricordo
essenziale non volendo incorrere, in questa sede, in una trattazione
storico-sociale che dovrebbe sfociare in un’analisi più dettagliata sulle condizioni
reali dell’Italia post- bellica, sulle differenze tra Nord e Sud e sui fenomeni
di disagio avvertiti soprattutto da una fascia di popolazione che,
passivamente, ha visto concludersi e frantumarsi, nelle sue fondamenta
morali, economiche e sociali, un’intera civiltà. Il crollo dei miti e dell’ideologia
fascista nella tragedia di una guerra devastante, sommandosi al disfacimento
progressivo di tutta l’organizzazione statale, ha inevitabilmente
prodotto una destabilizzazione confluita nella perdita di punti di riferimento
nei confronti dello Stato, lasciando dietro di sé una certa diffidenza
verso una ricostruzione di difficile e non immediata realizzazione. Tuttavia,
a noi piace pensare al 25 aprile come al momento in cui abbiamo riacquistato
il diritto a una vita libera, al valore ineguagliabile di essere comunque
padroni della propria esistenza. Grazie a tutti i protagonisti, animati da nobiltà
d’animo e da ideali di forte umanità: alle donne, tante delle quali riunite
nei Gruppi di difesa della donna, organizzazione femminile che, dal ’43
fino alla Liberazione, ha portato avanti un’opera di assistenza alle famiglie
dei detenuti, dei deportati e alle lavoratrici, spesso costrette a supplire alla
mancanza dei propri compagni impegnati in azioni di lotta. Si contano circa
35.000 donne protagoniste nelle file dei partigiani e mi sembrerebbe di fare
un torto a ciascuna di esse, se dovessi nominarne una piuttosto che un’altra,
a dimostrazione della piena ed eguale partecipazione alla vita sociale e
civile di un paese in stato di bisogno, come l’Italia degli anni ’40. Mi piace
ricordare Italo Calvino che nella sua opera “Il sentiero dei nidi di ragno”
scritta nel 1947, racconta: “C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del
riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno
sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà
se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più
rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. […] Questo è il significato
della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una
spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni.”
L’obiettivo di ricostruire un mondo dove la dignità prende il posto
della prepotenza, la generosità sostituisce la brama di potere e la follia di
onnipotenza, dove l’uomo possa sentirsi finalmente parte di un gruppo di
pari: tutto ciò ha rappresentato la lotta per la liberazione e tutto ciò dobbiamo
tenere a mente quando il pericolo che si verifichino i corsi e ricorsi
di vichiana memoria si presenta nelle nostre scelte e occasioni di vita.
Concludo con le parole di un grande politico e accademico, Piero Calamandrei,
che vorrei restassero impresse nel nostro animo a ricordare da dove
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