RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 2 -FEBBRAIO 2020 RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 2 -FEBBRAIO 2020 | Page 10

“T UTTA LA VITA DELL ’ ANIMA UMANA ” – LEGGENDO P ESSOA DI M ARIA R OSARIA T ENI Continuando la lettura del “Libro dell’inquietudine”, (uscito per la prima volta in Por- togallo solo nel 1982) a suo tempo intrapresa con una prima riflessione “Nell’inquietu- dine di Pessoa” pubblicata in questa rivista, prosegue il mio viaggio all’interno del mondo di Soares alias Pessoa, nella progressiva conoscenza del suo diario intimo che svela Pessoa-Soares eternamente combattuto e comunque teso alla ricerca della verità, diretto alla distruzione del velo di Maya, il velo dell’illusione, che offusca gli occhi degli uomini e fa loro vedere un mondo di cui non si può dire né che esista né che non esista, salvo però a non riuscire poi ad accettare ciò che vede, a inserirsi in quello che è la dinamica del mondo, nello scorrere della quotidianità. Il disagio che si respira dalle confidenze di Soares è espressione di inquieta sofferenza verso una precaria condizione esistenziale che non si riesce ad arginare tanto si è sopraffatti da un fiume di trepidazioni e interrogativi corrispondenti alla necessità di individuare la specificità dell’individuo, carpire il suo modo di vivere il mondo e il suo fluire attraverso il tempo e le sfaccettature imprevedibili di una realtà che cambia continuamente. E lo stesso Soares, in un mo- mento di verità introspettiva, giunge a esprimersi in questo modo: «Sono invecchiato attraverso le sensazioni… Mi sono logorato generando pensieri… E la mia vita è diven- tata una febbre metafisica […]» Un pensiero, il suo, che si alimenta del suo stesso pen- sare e si nutre di sensazioni a volte anche sospirate in un marasma di pensieri che affol- lano il suo universo emotivo. Trovo indescrivibile il suo essere analista del proprio animo e di avere la sublime capacità di far emergere anche sottili stupori e percezioni. Soares alias Pessoa è irreprensibile quando scrive del proprio disagio e in questo suo zibaldone di pensieri trasmette, con inusuale forza comunicativa, tutto il suo mondo interiore scisso tra fragilità, delicatezza, amarezza, passione e diviene contemporanea- mente tragico, ironico, profondo e irrequieto. Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull’anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che egli osserva intorno e dentro di sé. Ho trovato di una bellezza straor- dinaria la riflessione che di seguito riporto e che mi ha colpito per gli interrogativi con cui risuona e che hanno suscitato in me un misto di contrastanti emozioni, le stesse emozioni che Soares vive nel suo inquieto vissuto. «Tutta la vita dell’anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo, nell’imbru- nire della coscienza, mai certi di cosa siamo o di cosa supponiamo essere. Nei migliori di noi vive la vanità di qualche cosa, e persiste un errore il cui angolo non conosciamo. Siamo qualcosa che accade nell’intervallo di uno spettacolo; a volte, attraverso delle porte, intravediamo ciò che forse non è altro che scenario. Tutto il mondo è confuso, come voci nella notte. Proprio ora ho riletto queste pagine, nelle quali scrivo con per- sistente chiarezza e mi interrogo: Cosa è questo, e a cosa serve? Chi sono quando sento? Cosa muoio quando sono? Come qualcuno che, da molto in alto, cerchi di di- stinguere la vita a valle, così io stesso mi contemplo da una cima, e sono un tutto uno con il paesaggio indistinto e confuso. È in queste ore di abisso nell’anima che il più piccolo particolare mi opprime come una lettera d’addio. Mi sento costantemente alla vigilia di un risveglio, mi procura sofferenza l’involucro di me stesso, in un soffoca- mento di conclusioni. Di buon grado griderei, se la mia voce giungesse da qualche parte. Ma c’è un grande sonno in me che si sposta da sensazione a sensazione come una successione di nuvole, di quelle nuvole che cospargono, dei diversi colori del sole e di verde, l’erba maculata di ombre dei vasti campi. Sono come qualcuno che cerca a 9