RIVISTA CULTURA OLTRE NOVEMBRE 2025 - NUMERO 11 | Seite 3

“ UNA STORIA DA RACCONTARE” DI MARIA ROSARIA TENI
A distanza di 50 anni da quel fatidico 2 novembre 1975, quando Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, regista e intellettuale a tutto tondo, veniva trovato senza vita sulla spiaggia dell’ Idroscalo di Ostia, non si può non rievocare una delle pagine più cupe della storia italiana del Novecento, ma soprattutto la brutalità di un delitto di cui ancora oggi non si conosce la verità definitiva. Dopo la sua tragica fine, Pasolini è stato riconosciuto come uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani, sebbene in vita il suo talento sia stato esposto a feroci critiche e oggetto di disprezzo da parte dei detrattori che non hanno lesinato commenti di biasimo per l’ intransigenza dei suoi giudizi, spesso fuori dagli schemi, e per le sue pungenti dichiarazioni sulla nascente società dei consumi e sulle ipocrisie di una certa borghesia. Le scelte esistenziali e letterarie, tra l’ altro, ostentatamente polemiche nei confronti della società contemporanea, conformista e clericale, gli hanno procurato ripetute denunce e arresti. Sono stati trentatré i procedimenti giudiziari che, nel corso della sua vita, ha dovuto sostenere, anche se tutti conclusi con l’ assoluzione. Era un attento osservatore dei cambiamenti che avvenivano attorno a lui, in una società che dal dopoguerra si stava lentamente trasformando per assecondare una spinta propulsiva verso il raggiungimento di un progresso economico che prometteva la cancellazione di ogni differenza individuale, sociale ed etnica, con la conseguenza reale di un’ omologazione dei comportamenti. Il mondo delle borgate romane, come anche quello della realtà contadina friulana, autentica, incorrotta, vitale nella sua povertà e verso cui ha uno sguardo nostalgico, negli anni‘ 50 e‘ 60 diventano il soggetto privilegiato delle sue opere, sia letterarie che cinematografiche, dove approfondisce la propria visione del mondo e la sua attenzione nei confronti della gente emarginata ai confini del mondo consumistico livellatore. La sua notorietà è legata anche al suo rapporto con la propria omosessualità, non celata, al centro di reazioni violente da parte di una certa opinione pubblica che poi ha accolto la notizia del suo assassinio come inevitabile conseguenza delle sue promiscue frequentazioni che, tuttora, conservano dei lati oscuri. Dopo quel drammatico 2 novembre 1975, la morte di Pier Paolo Pasolini era cronaca nera su tutti i giornali, con titoli duri e impietosi, che calpestavano soprattutto l’ uomo e il poeta, senza alcun riguardo per una madre inconsolabile che non aveva più lacrime da versare. Per riscattare la sua memoria dobbiamo ricordare la straordinaria partecipazione e la vicinanza della gente in occasione del suo funerale, svoltosi dapprima a Roma, tra la folla numerosissima, dove campeggiava un cartello con su scritto“ Non lasciamo che uccidano i poeti” e nel successivo rito funebre, semplice e cristiano, chiesto dalla madre Susanna per il figlio, a Casarsa.
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