RIVISTA CULTURA OLTRE NOVEMBRE 2025 - NUMERO 11 | Page 15

“ L’ ETICA DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA FILOSOFIA E SCIENZA” DI GABRIELLA CAPRIOLI
L’ intelligenza artificiale( IA) è oggi una delle forze più dirompenti del cambiamento globale. Dalla medicina alla giustizia, dalla mobilità alla comunicazione, le sue applicazioni stanno ridefinendo il modo in cui viviamo, decidiamo e interagiamo con il mondo. Tuttavia, dietro l’ entusiasmo per le sue potenzialità, si nasconde una domanda cruciale: quali sono le implicazioni etiche di delegare decisioni a sistemi non umani? E, soprattutto, come possiamo garantire che l’ IA resti compatibile con i valori fondamentali della nostra civiltà?
Il rischio dell’ inerzia cognitiva
Cresce la preoccupazione per l’ impatto delle nuove tecnologie sulla nostra capacità di pensare in modo autonomo e critico. Viviamo in un’ epoca in cui la dipendenza dal digitale è diventata quasi totale: l’ informazione è immediata, le risposte sono automatiche, la riflessione spesso superflua. Anche la scuola risente di questo cambiamento. Lo studio personale e la ricerca autonoma vengono sostituiti sempre più frequentemente dalla comodità di chiedere tutto a una chat di intelligenza artificiale. Il pericolo è quello di una“ inerzia cognitiva”, una sorta di pigrizia mentale che porta a rinunciare all’ elaborazione e alla riflessione personale. L’ IA dovrebbe essere uno strumento che stimola il pensiero, accelera i processi cognitivi e offre nuove prospettive. Non può, però, sostituire la mente umana— l’ unica in grado di orientare, scegliere e valutare con spirito critico. La tecnologia può assistere l’ intelligenza, ma non può e non deve sostituire la coscienza umana. Per affrontare queste sfide è necessario un dialogo costante tra filosofia e scienza, tra pensiero critico e innovazione tecnologica. A tal proposito, alcuni filosofi hanno avanzato proposte e riflessioni
Una nuova etica per l’ era tecnologica
Il filosofo Hans Jonas, nel suo celebre saggio Il principio responsabilità( 1979), ha proposto una nuova etica per l’ età della tecnica, sintetizzata nella massima:“ Agisci in modo che gli effetti della tua azione siano compatibili con la permanenza di una vita autenticamente umana sulla Terra.” Questa intuizione, formulata in un’ epoca pre-digitale, risuona oggi con forza straordinaria. Jonas ci invita a considerare non solo le conseguenze immediate delle nostre azioni, ma anche quelle a lungo termine, spesso invisibili e irreversibili. L’ IA, capace di influenzare milioni di vite, richiede dunque una responsabilità intergenerazionale: non basta svilupparla in modo efficiente, bisogna svilupparla in modo giusto.
Il potere invisibile degli algoritmi
Il filosofo Michel Foucault, nel suo Sorvegliare e punire( 1975), analizzava la trasformazione del potere moderno, che“ non si esercita più attraverso la punizione, ma mediante il controllo continuo”. Mai come oggi questa riflessione appare attuale. Gli algoritmi di sorveglianza, il riconoscimento facciale, la profilazione dei comportamenti e delle preferenze configurano un nuovo tipo di potere: invisi-
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