RIVISTA CULTURA OLTRE MAGGIO 2026 - N.5 RIVISTA CULTURA OLTRE MAGGIO 2026 - N.5 | Page 22

MEMORIA SULLA PELLE – UNA POESIA DI GIANNIS RITSOS DI APOSTOLOS APOSTOLOU
Ritsos non separa mai l’ impegno politico dalla dimensione personale. Nei suoi versi, il vissuto individuale si intreccia con quello collettivo, e il corpo si trasforma in uno spazio simbolico dove si depositano desideri, paure, ricordi. È proprio questa fusione che rende la sua poesia così potente: una poesia che non si limita a raccontare, ma fa sentire.
Il testo proposto nella traduzione di Nicola Crocetti è un esempio emblematico di questa poetica. Qui il poeta si muove su un terreno intimo, quasi sussurrato, dove la memoria di un amore si intreccia con la consapevolezza della perdita e del tempo che passa:
“ Le poesie che ho vissuto in silenzio sul tuo corpo mi chiederanno la loro voce un giorno, quando andrai. Ma io non avrò più voce per ridirle allora.”
Fin dai primi versi emerge un nodo centrale, la poesia come esperienza vissuta prima ancora che scritta. Non si tratta di parole astratte, ma di“ poesie vissute sul corpo”, quindi incarnate, tangibili, quasi respirate. Il silenzio iniziale suggerisce che l’ esperienza amorosa precede il linguaggio, la parola arriva dopo, e forse troppo tardi.
La figura femminile evocata da Ritsos è concreta, quotidiana, lontana da idealizzazioni astratte. La donna cammina scalza, si rannicchia sul letto, mostra i piedi impolverati. Sono dettagli semplici, ma proprio per questo carichi di intensità. Il poeta non cerca la perfezione, ma la verità del gesto:
- 22-