La nostalgia di quel semplice presepe della nonna così meravigliosamente imperfetto, e di quando il Natale era una celebrazione dove il festeggiato non veniva escluso per non disturbare. Il presepe, in fondo, se si guarda con il cuore e la testa liberi, non è altro che questo: due genitori che, mentre il mondo guarda altrove, inventano qualsiasi cosa pur di accogliere un bambino. Non chiedono comfort. Non chiedono permessi. Chiedono solo un po’ di calore, e dove gli uomini volontariamente ignorano voltandosi, la natura attenta compensa con due animali, ricordandoci che non abbandona mai nessuno. Il presepe è semplicemente la festa della nascita di un bambino. E ogni nascita è un evento prodigioso. Spirituale. Divino. Non conosce popoli, bandiere, né regolamenti, proprio come il cuore dei bimbi. Ci insegna che ogni bambino dovrebbe essere festeggiato, ogni genitore che fa tutto ciò che può per permettere questo è, in qualche modo, un santo. E ogni amore dovrebbe poter essere celebrato liberamente. Ma cos’ è oggi la libertà? Forse è diventata questo: uno spazio così pieno di divieti da sembrare vuoto come una cella senza finestre. Una società che si definisce libera, ma dove non si può più festeggiare liberamente nemmeno una nascita … E così, Mario ed Ernesto si allontanarono dallo scaffale, non persero il sushi in offerta, né tante altre occasioni che offriva quel posto fatato, abbandonarono però affianco a quello scaffale gli occhi e il cuore di quel bambino che ammirava il semplicissimo, scolorito, ma magico presepe della nonna.
Fabio Peruzzi
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