TRE POESIE PER EMILY DICKINSON È da molto tempo che manca il tuo pane ancora caldo sul tavolo della cucina. Sono assenti le tue vesti bianche, le tue mani ignote e i tuoi occhi beati. Ma la tua poesia miracolosamente resta, si ripete. Si riapre come una ferita di luce. E ribolle tuttora come il magma di un vulcano spento che torna a ruggire a schiumare, ad accendersi. * * * Tu, girovaga dell’ enigma, prosciughi questo diluvio con i tuoi sensi infuocati. Solo il buio che sfugge corre il rischio di ferirsi. In fondo, spezzarsi è morire in un balzo di versi. * * * Non ho chiesto alla rosa di morire ma di stringere con le dita
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