riempiendo di smorfie lo specchio. Non è buffo adesso quello
che ti ritrovi in faccia, dopo tutto lo sforzo fatto per renderti
bella? Al tuo occhio attento non sfugge di certo il nero che
scivola giù per le guance in rivoli scuri, che cerchiano gli occhi
arrossati dal pianto. Paradossalmente questo è il primo
momento dopo così tanto tempo, in cui puoi guardarti senza
maschera. Una salviettina struccante ti ha riportata alla
lucidità. Inizierai a renderti conto a tue spese di cosa significa
essere soli; che tua sia pronta o no incontrerai quello che ti eri
lasciata alle spalle. Nessuna scusa per rimandare, è giunto il
momento di prendere atto della tua propria inevitabile
solitudine.
Panico. Sono solo un piccolo animale spaurito incapace di
controllare l’istinto; cuore e cervello non abitano lo stesso
corpo ed io lascio che mi guidino emozioni. Non guardarmi a
quel modo, non sono stata in grado di difendermi. Mi sono
venduta ad un attimo di reale contatto illudendomi che sarebbe
bastato.
Quanto mi è costato quell’attimo. Come un azionista pazzo, ho
investito in un progetto fallimentare e ho sacrificato quattro
anni di ricordi purché mi si regalasse l’illusione che basta
credere alle favole perché esse accadano. Ed io ci ho creduto,
con tutta l’ingenuità di un bambino che attende sveglio la sera
82