PLAST Sett 2026 | Page 18

L’ industria delle macchine per la plastica alla prova del mercato: il( quasi) sorpasso degli USA e il fattore umano nell’ era della tecnologia.

PRIMO PIANO ECONOMIA

Macchinari: l’ export cambia rotta

L’ industria delle macchine per la plastica alla prova del mercato: il( quasi) sorpasso degli USA e il fattore umano nell’ era della tecnologia.

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è un dato, sopra tutti gli altri, che fotografa lo scossone geopolitico in atto nel settore italiano delle macchine per plastica e gomma: la storica egemonia commerciale della Germania non è mai stata così in bilico. Rallentata da una crisi manifatturiera interna che morde più di quella italiana, la piazza tedesca è stata quasi agganciata in vetta agli sbocchi commerciali dai trasformatori degli Stati Uniti. Nonostante lo spauracchio dei dazi doganali, l’ export verso gli USA è cresciuto del 9 %, portando i due mercati a spartirsi la testa della classifica con un valore di circa 380 milioni di euro ciascuno. È questo lo scenario macroeconomico emerso a Villa Baiana( Monticelli Brusati, BS) durante l’ annuale Assemblea dei soci di Amaplast, la realtà di Confindustria che dà voce a circa 170 costruttori del comparto. Un’ occasione che è servita anche per delineare la governance del prossimo biennio( 2026-2028), con l’ elezione nel Consiglio Generale di Alessandro Balzanelli, Michele Bandera, Elena Barrale, Alessandra Bosco, Andrea Comerio, Alberto Piva, Fabiola Plebani, Renzo Privitera e Corrado Zanga.
La mappa del comparto: tra giganti dell’ export e radicamento locale La sesta Indagine Statistica Nazionale – condotta dal Centro Studi MECS- Amaplast su 435 costruttori – mostra per il 2025 un giro d’ affari complessivo di 4,62 miliardi di euro. La flessione del 4,2 % rispetto all’ anno precedente non spaventa gli addetti ai lavori: arriva infatti dopo quattro anni consecutivi di record e in un momento di fortissima instabilità internazionale. Il settore si regge su un paradosso strutturale tipicamente italiano: un terzo delle aziende è composto da piccolissime realtà sotto i 2,5 milioni di fatturato( che insieme fanno appena il 3,8 % della produzione), mentre la fetta più grande del valore( il 29 %) è saldamente nelle mani di un ristretto 2,5 % di grandi industrie sopra i 50 milioni di volume d’ affari. Sono proprio queste ultime a trainare l’ internazionalizzazione, con tassi di export che superano l’ 84 % grazie a reti commerciali strutturate in grado di raggiungere i mercati più lontani, laddove i piccoli costruttori tendono a concentrarsi sui confini europei. A livello geografico, la Lombardia rimane il baricentro assoluto del settore ospitando il 51 % delle fabbriche, seguita da Emilia-Romagna( 15 %), Veneto( 14 %) e Piemonte( 8 %). Tra le tecnologie più richieste spiccano gli estrusori( 18,2 % del fatturato), seguiti dai sistemi ausiliari( 14,6 %) e da stampi e filiere( 9,2 %). A livello di mercati clienti, l’ imballaggio( soprattutto alimentare) assorbe quasi la metà del fatturato( 47 %), seguito dall’ automotive al 14 % e dall’ edilizia all’ 11 %.
Nuove rotte e il“ nodo” asiatico Se l’ export complessivo ha lasciato sul terreno il 5 %( attestandosi a 3,41 miliardi), a fare da contrappeso alla frenata europea ci ha pensato l’ Estremo Oriente(+ 12 %). In quest’ area si muove un gigante dai piedi velocissimi: l’ India, che nel 2025 ha registrato un clamoroso + 40 % di ordini di tecnologia italiana. Discorso diverso per la Cina(+ 8 %). Nelle parole del presidente di Amaplast, Massimo Margaglione, il Paese del Dragone ha smesso da tempo di essere un semplice mercato di sbocco o un distretto a basso costo: oggi è il competitor industriale e tecnologico più aggressivo del prossimo decennio. Un rivale che viaggia a una velocità d’ esecuzione senza precedenti e che mette a rischio una filiera, quella della plastica italiana, che con i suoi 15,3 miliardi di valore aggiunto è la seconda forza economica in Europa.
La critica al“ Green Deal” e la centralità dell’ uomo Proprio la competizione con l’ Asia apre una profonda riflessione politica. Margaglione ha espresso forti perplessità sulla gestione della transizione ecologica da parte di Bruxelles( dal Green Deal al regolamento imballaggi PPWR). L’ accusa è quella di aver ceduto a un approccio puramente ideologico, dimenticando il pragmatismo economico. Imporre vincoli strettissimi alla manifattura europea senza proteggerla, mentre si importa da Paesi come la Cina che producono usando per il 60 % il carbone, rischia di trasformarsi in un“ paradosso moralmente appagante ma strategicamente inefficace”, traducendosi di fatto nell’ esportazione di fabbriche e posti di lavoro fuori dall’ Unione. L’ Europa, secondo il numero uno di Amaplast, deve scegliere se essere solo un grande mercato di scambio o diventare una vera potenza industriale capace di difendere le proprie filiere. L’ affondo finale del presidente ha riguardato l’ evoluzione tecnologica e l’ impatto dell’ Intelligenza Artificiale nelle fabbriche. Pur riconoscendo le potenzialità di automazione ed efficienza, Margaglione ha tracciato un confine netto tra il potere dei dati e la saggezza umana. Ricordando che le macchine non potranno mai sostituire la prudenza, il senso di giustizia e l’ empatia, ha lanciato un appello agli imprenditori affinché rimettano al centro l’ unico asset insostituibile: il capitale umano.“ Fare impresa significa assumersi responsabilità che vanno ben oltre il bilancio”. p Massimo Margaglione, presidente di Amaplast
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