Tra il 2022 e il 2025 sono state annunciate 5,4 Mt di chiusure di impianti, pari al 15 % del totale della chimica europea.
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Polimeri europei in ritirata
Tra il 2022 e il 2025 sono state annunciate 5,4 Mt di chiusure di impianti, pari al 15 % del totale della chimica europea.
Nel grande racconto della crisi dell’ industria chimica europea c’ è un capitolo meno rumoroso ma decisivo: quello dei polimeri, i materiali che sostengono imballaggi, automotive, edilizia e sanità. In base ai dati contenuti nello European Chemical Closures & Investments Radar 2022 – 2025 commissionato da Cefic, dal 2022 al 2025 il segmento ha perso 5,4 milioni di tonnellate di capacità, pari al 15 % dell’ intera ondata di chiusure chimiche europee nel periodo considerato. In termini relativi, queste dismissioni equivalgono a circa il 6 % della capacità europea media dei polimeri calcolata sul 2017 – 2021. Non si vedono titoli a nove colonne né cancelli sbarrati in prima pagina, ma l’ erosione è reale e continua. A monte, la chiusura di nove steam cracker europei— cuore della petrolchimica che fornisce i building blocks dei polimeri— sta comprimendo l’ intera filiera. La contrazione dei cracker, localizzati in cluster integrati, mette infatti sotto pressione i produttori a valle, polimeri inclusi.
Energia troppo cara, domanda troppo debole Se si chiede il perché di tante chiusure, la risposta più frequente è una: energia non competitiva. Il 49 % degli annunci cita il costo dell’ energia come prima causa. Seguono domanda debole( 19 %), sovraccapacità( 9 %) e pressioni regolatorie( 8 %). È uno schema che colpisce duro proprio i polimeri, segmenti energivori con margini compressi, mentre competitor di USA, Medio Oriente e Asia beneficiano di feedstock e power più economici.
Gli investimenti? Una goccia nel mare Il confronto tra ciò che si spegne e ciò che nasce è impietoso: nel 2022 – 2025 solo 0,6 milioni di tonnellate di nuove capacità nei polimeri sono state confermate, appena il 10 % degli investimenti di capacità totali della chimica europea. Risultato: saldo netto – 4,8 milioni di tonnellate nel segmento. Anche dove gli investimenti complessivi tengono— Belgio, Germania, Francia— i progetti non sono sufficienti a riequilibrare i polimeri, lasciando il segmento fuori dal centro delle priorità industriali. Nel frattempo, a livello di sistema, gli annunci di chiusura nella chimica europea sono sei volte quelli del 2022 e la forbice con i nuovi investimenti si allarga.
Il conto per la manifattura: più import, meno autonomia
Mentre gli impianti si spengono, l’ economia reale continua a chiedere PE, PP, PVC, PET: senza polimeri la catena logistica degli imballaggi, l’ auto, i cantieri e gli ospedali rallentano.( Implicazioni a valle descritte nel Radar) Con meno capacità interna, cresce la dipendenza dalle importazioni, riducendo la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività dei trasformatori europei.
Una crisi che non fa notizia, ma cambia il futuro Il declino dei polimeri non buca lo schermo come l’ acciaio o l’ auto, ma sta ridisegnando la base industriale europea: meno capacità, meno investimenti, più vulnerabilità delle filiere. Se la tendenza non si inverte, l’ Europa rischia di perdere un tassello chiave della propria autonomia industriale, proprio mentre altri poli globali accelerano.
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