EDITORIALE di Paolo Spinelli( paolo. spinelli @ dbinformation. it)
Il Salone del Mobile si è appena concluso e, come ogni anno, Milano ha celebrato il design come grande racconto della materia. In fiera e negli eventi della Design Week si è parlato molto di materiali: legno, pietra, metallo, tessuti naturali. Aziende e designer hanno insistito sulla matericità, sulle superfici, sulle texture, sulla relazione tra progetto e natura. La materia come origine e identità dell’ oggetto. Emerge però un paradosso. C’ è un materiale onnipresente negli oggetti contemporanei che sembra essere scomparso dal racconto del design. Non dalle cose, ma dalle parole: la plastica. Che in realtà è ovunque. Nelle strutture interne degli arredi, nelle imbottiture, nei componenti tecnici, nei sistemi di fissaggio, nei rivestimenti, nelle superfici. È nei compositi che alleggeriscono le strutture, nei polimeri che danno resistenza e durata, nelle schiume che rendono comoda una seduta. In molti casi è proprio ciò che consente a un oggetto di funzionare, di essere prodotto in serie, di garantire prestazioni. Ma raramente viene nominata. Il design contemporaneo sembra preferire altri materiali quando si tratta di costruire una narrazione. Legno, marmo, pietra, metalli: materiali che evocano natura, tradizione, permanenza e che funzionano bene nella comunicazione, che raccontano una storia immediatamente riconoscibile. La plastica, al contrario, è diventata culturalmente scomoda. Troppo associata ai problemi ambientali, troppo facile bersaglio nel dibattito pubblico. Il risultato è una curiosa forma di rimozione. La plastica viene usata, ma non raccontata. È presente negli oggetti, ma assente nel linguaggio che li descrive. Come se citarla fosse diventato imbarazzante. Eppure, proprio il design dovrebbe sapere meglio di altri che i materiali non sono simboli, ma strumenti. Ogni materiale ha proprietà, limiti, applicazioni. I polimeri hanno reso possibile una rivoluzione silenziosa negli oggetti: leggerezza, modularità, libertà formale, prestazioni difficilmente ottenibili con altri materiali. Senza plastica, gran parte degli oggetti che popolano le nostre case semplicemente non esisterebbe. O sarebbe più pesante, più costosa, meno efficiente. Forse è arrivato il momento di riconoscere questa realtà con maggiore onestà. Non per negare i problemi ambientali, che esistono e richiedono soluzioni industriali serie. Ma per evitare che il dibattito sui materiali scivoli nella retorica. Il Salone del Mobile di Milano continua a essere uno straordinario laboratorio di idee, tecnologie e linguaggi. Anche per questo colpisce vedere come uno dei materiali più importanti dell’ industria contemporanea sia diventato quasi invisibile. Invisibile, appunto. Ma più che mai indispensabile.
C’ è, ma non si dice
AL SALONE DEL
MOBILE LA PLASTICA NON SI NOMINA, MA È OVUNQUE NEGLI OGGETTI DI DESIGN. INVISIBILE
NELLA NARRAZIONE, INDISPENSABILE NELLA REALTÀ.
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