PLAST Maggio 2025 | Seite 46

AMBIENTE [ E RICICLO ]

La comprensione delle difficoltà di disassemblaggio delle componenti e divisione dei materiali permette di riprogettare i sedili aerei così che possano entrare nel modello di business dei Materiali in usufrutto
la formazione di fumi tossici e di fiamme. La collaborazione della Dyson School è tesa non solo a riprogettare i sedili delle cabine, ma anche a implementare il modello di business dei materiali come servizio, in cui i materiali sono dati in usufrutto al produttore dei sedili e i sedili stessi sono poi dati in usufrutto alle compagnie aeree. Questo modello di business permetterebbe di mantenere alto il valore dei materiali e riciclarli nello stesso settore, recuperando plastiche additivate speciali che sono inutilizzabili in altre applicazioni. Il caso dei sedili delle cabine degli aerei evidenzia come non sia sufficiente che una singola organizzazione applichi un modello di economia circolare, in cui si pensa esclusivamente al proprio fornitore e cliente, e dove in finale il riciclatore rivende il materiale, ma sia necessario applicare un modello in cui il materiale torni alla sua azienda fornitrice, l’ unica tra l’ altro che può essere interessata a riutilizzare un materiale così specializzato. Anche quando non fosse possibile dopo alcuni cicli di vita riutilizzare per lo stesso identico prodotto questi materiali altamente specializzati, AIRA sta già esplorando un uso alternativo in componentistica destinata sempre all’ aviazione, in cui quindi la presenza di additivi specifici nei materiali rimane necessaria. Si tratta di applicare, come dice lo stesso professore, la reverse logistics o logistica inversa, che per essere realizzabile necessita di una riprogettazione dei prodotti o sistemi. A questo si aggiunge, come già detto, la necessità assoluta di avere completa tracciabilità delle componenti, dei materiali e dei cicli di vita a cui sono già stati sottoposti.
Potenzialità e strumenti Per quanto riguarda altre applicazioni e plastiche che potrebbero rientrare in un modello di business di questo tipo, sarebbero interessanti i gradi destinati all’ alimentare, un altro settore in cui devono essere rispettati requisiti stringenti. Il PET, ad esempio, utilizzato soprattutto nel beverage, potrebbe essere un buon candidato. Tuttavia, qui nella catena del valore si presentano delle figure che potrebbero indebolire l’ efficacia di questo modello di business e renderne la gestione più complessa: il consumatore e il sistema di raccolta. Basti pensare al caso delle bottiglie, il cui recupero dipende molto dal comportamento dei consumatori e successivamente dalla gestione della raccolta degli imballaggi a livello locale. Per questo sarebbe importante, per quanto riguarda il Materials as a service, adottarlo prima di tutto nelle filiere specializzate in cui si tratta di prodotti che fanno parte di un sistema più grande, come nel caso degli aerei e dei veicoli. L’ impatto, positivo, sul mercato sarebbe significativo. In queste filiere il consumatore utilizza il prodotto ma non gestisce il fine vita, come nel caso dei sedili degli aeromobili e generalmente dei veicoli. Vi sono comunque alcuni prodotti anche in settori come gli imballaggi che già applicano questo nuovo modello. Si pensi all’ imballaggio terziario, ovvero ai pallet che sostengono il packaging secondario e primario. In questo settore viene già utilizzato il modello Product as a service, e in alcuni casi viene adottato il modello Materials as a service, facilitato dalla composizione monomateriale del pallet. Per introdurre i modelli di economia circolare vi sono vari strumenti e lo stesso Imperial College London ha messo a punto diverse soluzioni assieme ad alcune imprese e ancora ci lavora. Tra queste il Circular Business Ecosystem Model Canvas che aiuta a mappare i modelli di business degli attori coinvolti in una catena del valore realmente circolare: il fornitore, il produttore del bene, sistema o servizio, il cliente. Vi è poi il Flow Mapper, sviluppato appositamente per cercare di applicare il business model dei materiali in usufrutto. Con questo strumento un’ impresa vede come si muovono nel sistema economico le risorse con cui realizza i suoi prodotti. È possibile visualizzare come un prodotto si muove nell’ arco del proprio ciclo di vita tra i portatori di interesse e i sottosistemi dell’ economia. Questo strumento permette di individuare i casi in cui si potrebbe applicare un modello di business basato sull’ accesso, ovvero sulla fruizione delle funzionalità di un bene o una risorsa e non sul suo acquisto. Si tratta comunque di uno strumento in evoluzione. Rimane fondamentale per diffondere il modello di business dei“ Materiali in usufrutto” coinvolgere tutti gli attori di una catena del valore e farli collaborare. Altri ambiti in cui il professore Marco Aurisicchio vede potenzialità per questo modello di business sono l’ arredamento, le attrezzature sportive e il settore minerario.
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