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Schiraldi, ci racconta qualcosa di lei: qual è stato il suo percorso prima di arrivare in Amati?“ Mi sono laureata in economia e ho poi approfondito il mio percorso con master in finanza aziendale. Per circa vent’ anni mi sono occupata principalmente di numeri: bilanci, valutazioni e operazioni straordinarie, anche come membro del Consiglio di Sorveglianza di Banca Intesa. Negli ultimi anni mi sono avvicinata sempre più alla dimensione operativa, che considero più dinamica e capace di generare impatto concreto.” |
Come nasce l’ incontro con Amati?“ Seguivo già il settore. Lavoravo nel private equity e mi occupavo di sviluppo aziendale. Ho maturato esperienze nella logistica e nel trasporto pubblico locale e, confrontandomi su LinkedIn con Gianluca Amati, ho colto subito una visione chiara: trasformare un’ azienda storica in una realtà strutturata. Un passaggio ormai necessario.”
In che senso necessario?“ Oggi il mercato richiede partner strutturati. I mezzi sono sempre più complessi, soprattutto con l’ elettrico, e servono competenze, processi e strumenti adeguati. Le grandi aziende cercano service provider affidabili, non singole officine.”
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Come rispondete a questa esigenza?“ Con un servizio strutturato e completamente tracciabile. Ogni intervento viene documentato in tempo reale: attività, tempi, ricambi. Questo garantisce trasparenza e crea uno storico che ci consente di analizzare le criticità e migliorare continuamente le performance.”
Avete anche progetti specifici, come quello legato ai porti. Ce lo illustra?“ Nei porti si verificano spesso danni durante il trasferimento dei mezzi, con conseguenti costi e ritardi. La nostra soluzione è intervenire direttamente in loco, anche con officine mobili. Interventi spesso semplici, ma decisivi per ridurre il fermo macchina e ottimizzare i tempi.”
Possiamo dire che state trasformando un’ impresa familiare in un modello scalabile. Cosa resta del family business?“ Restano le relazioni. La crescita si costruisce solo con una squadra coinvolta e una leadership coerente. In questo senso, Gianluca Amati è il primo a dare l’ esempio.”
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Lei è in Amati da circa due anni: come li suddividerebbe?“ Una prima fase di ascolto e analisi, seguita da una riorganizzazione sui punti chiave. Oggi siamo nella fase di consolidamento e sviluppo, con una struttura più solida e orientata alla crescita.”
Possiamo dire che il suo ruolo è stato portare una cultura manageriale?“ Il percorso nasce dalla visione di Gianluca Amati, che ha voluto evolvere l’ azienda verso un modello manageriale. Io ho contribuito a renderla operativa, introducendo struttura e processi. Le persone chiave hanno risposto con grande apertura, facilitando il cambiamento. Oggi abbiamo un’ organizzazione più allineata ed efficace; chi non si è ritrovato in questo percorso ha scelto altre strade.”
Come si articola il vostro modello di servizio?“ Lavoriamo con pochi clienti, ma strutturati, con contratti chiari e un project manager dedicato. L’ amministrazione è centralizzata, mentre l’ operatività è distribuita tra Nettuno, Palestrina, Roma, Civitavecchia e Torino.”
Qual è oggi la sfida principale?“ Diventare un punto di riferimento: un nome sinonimo di qualità, affidabilità e organizzazione, replicabile anche all’ estero.”
E la soddisfazione più grande?“ Il cambiamento delle persone. Oggi c’ è squadra, coinvolgimento e senso di appartenenza. È il segnale più concreto che stiamo costruendo qualcosa di solido.”
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