Operation Flashpoint - Climate Fiction 2010 | Page 101

12. The Convoy (parte 1) M’intrufolai assieme ad una squadra che mi seguì tra gli alberi, il tenente era sotto il fuoco nemico, piovvero delle granate BUM!,BUM!. Mi buttai subito a terra ed avanzai velocemente sul costone dietro gli alberi. Non si vedeva niente, benché ci fosse un dosso e del terreno allo scoperto, c’erano buche, avvallamenti ed il terreno era in forte pendenza. Non era stata una bella mossa quella d’imbucarsi tra gli alberi, il plotone lasciato senza ordini, con il tenente morto, era in balia dei caporali che avevano poca o nessuna esperienza. Presero ad avanzare come dei pirla stando vicini al camion per avere una qualche forma di copertura… BUM!, saltò per aria anche il camion del carburante centrato da un RPG, fu un disastro, mezzo plotone andò bruciato in un attimo!. Imprecai pesantemente! Ma ormai il disastro era fatto!. I pochi superstiti presero ad essere colpiti dal burst sparsi e da fuoco incrociato. Ogni millimetro di quel fottuto altipiano era stato messo sotto tiro!. Più disperato che infuriato, sapevo che dovevo fare qualcosa!, lanciai le mie due granate a mano, così a caso e poi avanzai gradualmente. Beccai un ufficile gengiskano che faceva fuoco sulle mie truppe, appena poco più in là. Il light machine gunner ingaggiò un machine gunner gengiskano che oltre gli alberi dalla cuna del dosso aveva decimato il mio plotone!. Continuarono gli spari sul mio fianco sinistro, perdevo uomini continuamente, gli urlai di stare al coperto. Poi saltò per aria anche il camion con cui eravamo arrivati. Chiesi l’appello per radio e mi accorsi che il plotone era stato annientato!. C’era rimasto solo una fottuta squadra, eravamo circondati sotto tiro incrociato. Detti l’ordine d’indietreggiare, di tornare verso gli alberi, da lì avremmo provato a sganciarci per rientrare a Lamentin. Il convoglio era completamente in fiamme, non c’erano mezzi utilizzabili per una fuga. Sull’asfalto, lungo i bordi della strada c’erano moribondi, feriti gravi. Chiedevano soccorso, l’infermiere era morto in un lago di sangue. Mi costò assai, ordinare di non soccorrere i feriti. Dovevamo ripiegare rapidamente, coprirci la ritirata. Una volta a Lamentin saremmo tornati ad evaquare i feriti usando dei blindati. continua a leggere a pagina 105 101