II NOTA REDAZIONALE
L ’ edizione cerca di riprodurre il testo quale è stato originariamente scritto . Rispettiamo dunque l ’ ortografìa dell ’ ottocento utilizzata dal Pallotti . Questi , per esempio , scrive : abbate , publico , defonto .
Quando correggiamo uno sbaglio , ne rendiamo conto in una nota , riproducendo in calce la parola sbagliata , come appare nell ’ originale , per esempio : Orig . basalmo . Il Pallotti scrisse infatti basalmo , mentre il nostro testo , secondo la sua intenzione , riproduce balsamo .
Altre volte correggiamo uno sbaglio mettendo le solite parentesi quadre , per esempio : Spirtus diventa Spir [ i ] tus . Queste parentesi , come è noto , indicano sempre aggiunte dell ’ editore .
Quando viene riprodotto uno sbaglio senza essere corretto , lo evidenziamo mediante un punto esclamativo , per esempio- . rw^èzto ( l ). Questo accenno viene fornito una sola volta , anche se lo sbaglio si ripeterà nella medesima lettera , per esempio raccommandare .
L ’ accenno (!) non verrà apposto quando il Pallotti colloca un apostrofo dopo l ’ articolo indeterminato un davanti a vocale , per esempio : un ’ infermo , un esercizio , un ’ uso , un ’ abboccamento etc .
Molte sono le abbreviazioni pallottiane ( per esempio : p . invece di per , qsto invece di questo ). Esse vengono spiegate o nell ’ indice delle abbreviazioni ovvero mediante le parentesi quadre , per esempio : Smo = S [ antissi ] mo .
La punteggiatura è leggermente corretta . Quando il Pallotti scrive una frase che finisce al margine destro della carta , o all ’ ulti
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