Aperture integrate nella facciata, con sistemi tubolari SA 15
mantenendo una totale trasparenza visiva. La nuova architettura, ricostruita al di sopra delle rovine esistenti, è stata realizzata con murature formate dai mattoni originali, databili tra Trecento e Cinquecento, dialogando con i nuovi elementi strutturali in acciaio e vetro, come i serramenti. I pilastri portanti sono stati consolidati tramite perforazioni verticali e barre d’ acciaio interne, mentre gli impianti di climatizzazione e illuminazione, completamente integrati nel pavimento e nelle travi, assicurano comfort e sostenibilità energetica. Un sistema di controllo automatizzato gestisce riscaldamento, ventilazione e luce, adattando gli ambienti alle diverse esigenze espositive e performative. Completano il complesso un padiglione tecnico di 200 metri quadrati, collegato da una passerella coperta in vetro e metallo, che ospita i servizi per il pubblico e le infrastrutture tecnologiche. L’ illuminazione, interamente a LED, è programmabile a distanza e consente di modulare le atmosfere secondo le necessità degli eventi. Dalla sua riapertura nel 2015, l’ Arsenale Repubblicano è tornato a essere un polo di riferimento per la città e per il panorama culturale italiano, ospitando mostre, convegni e manifestazioni internazionali. L’ architettura, in conclusione, diventa racconto e crea un dialogo tra restauro e innovazione, dove il passato non è un vincolo, ma un fondamento da cui ripartire.
LE SCELTE DEI PROGETTISTI: CHIUDERE GLI SPAZI, MA ASSICURARE TRASPARENZA In questo progetto il tema delle chiusure trasparenti è stato centrale. Come riassume bene l’ architetto Fabio Daole, coordinatore assieme all’ arch. Mario Pasqualetti del restauro per il comune di Pisa,“ l’ obiettivo è stato di far vivere il sapore della storia ma con modalità vivibili ad oggi”. Una frase che sottende un’ intenzione chiara, ma che porta immediatamente a una serie di sfide e decisioni relative al comfort interno e alla chiusura degli ambienti. La struttura ricostruita, come detto, ha restituito in modo integrale il volto trecentesco con gli archi a sesto acuto alti 8,5 metri, che un tempo disegnavano uno spazio interamente aperto. Per renderlo vivibile e fruibile oggi, però, era fondamentale realizzare un involucro, per dar vista a spazi chiusi, dotati di tutti gli impianti moderni necessari. I progettisti hanno preso l’ inevitabile scelta di chiudere l’ e- dificio, ma con l’ obiettivo di rendere questo nuovo involucro più trasparente possibile. Di conseguenza, il vetro è diventato principale protagoniste di queste nuove facciate e gli architetti hanno avviato la ricerca di una soluzione che permettesse di rendere anche tutti i profili il più discreti possibile. Chiaramente, non era possibile rinunciare a rilevanti questioni prestazionali ed estetiche, doveva essere compatibilità stilistica e materica, ma anche garanzia di isolamento e resistenza, per non compromettere il comfort interno e assicurare una gestione efficace degli spazi. Proprio sulla base di queste esigenze, la scelta è ricaduta sul sistema di facciata vetrata di Secco Sistemi 4F1, abbinato al sistema di profili tubolari SA 15 in acciaio zincato verniciato. L’ effetto leggerezza della facciata è ottenuto grazie ad una sezione contenuta dei montanti( 50 mm) di 4F1 che garantiscono tuttavia i valori statici richiesti. Inoltre, i serramenti Secco si inseriscono in totale armonia nella facciata 4F. Estetica, sicurezza e comfort vanno di pari passo anche con tutte le prestazioni tecniche di 4F. La tecnologia Secco si è messa al servizio del restauro per permettere al pubblico di assaporare la storia nel più piacevole dei modi.
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