NUOVA FINESTRA Gennaio 2026 | Page 22

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troppo complesso, la macchina lo traduce in numeri e lo risolve. Fraccaro racconta un caso emblematico: in un porto, i ritardi nelle spedizioni non dipendevano dalla quantità di merce, ma dalla posizione dei container sulle navi. Un sistema di AI lo ha individuato e ha risolto semplicemente cambiando l’ ordine di caricamento. Una soluzione che nessun essere umano avrebbe individuato, perché nascosta in una complessità troppo grande per essere colta a colpo d’ occhio. Come introdurre, dunque, l’ AI in azienda? Fraccaro propone un percorso in sette passi che inizia immaginando l’ azienda ideale e descrivendo con chiarezza i limiti attuali. Occorre poi capire quali di questi possono essere superati grazie all’ Intelligenza Artificiale, formulando la domanda giusta e concentrandosi sul problema reale. È fondamentale scegliere il partner adeguato, partire da progetti semplici, misurare i risultati e perfezionare progressivamente con l’ esperienza. Infine, ricominciare ogni volta da capo: risolto un problema, se ne cerca un altro da affrontare con lo stesso metodo.“ A quel punto l’ esperienza accumulata diventa sufficiente per capire come affrontare e risolvere le sfide successive”, spiega Fraccaro. L’ AI non è magia, ma uno strumento potente che amplia la capacità umana di comprendere le situazioni complesse. Il suo valore non sta nel sostituire le persone, ma nel combinare la loro intelligenza con quella delle macchine, diventando la nuova energia delle imprese del futuro.
STRATEGIE AZIENDALI- ROBERTO FARINA Infine, Roberto Farina ha analizzato la dimensione strategica dell’ adozione dell’ Intelligenza Artificiale. Per lui, l’ AI, rappresenta per le imprese una svolta paragonabile a quella di Internet: un vero fattore chiave di competitività. Eppure, l’ Italia è ancora in forte ritardo: solo l’ 8,2 % delle aziende la utilizza in modo strutturale, contro una media europea del 13 %, un dato che colloca il Paese tra Portogallo e Cipro, molto lontano dai principali competitor manifatturieri come Germania e Francia. Cefriel, centro di innovazione digitale del Politecnico di Milano, da anni impegnato ad accompagnare le aziende nei percorsi di innovazione, sottolinea che l’ obiettivo non è“ portare l’ AI” come un semplice progetto tecnologico, ma trasformare processi, prodotti e competenze affinché l’ Intelligenza Artificiale diventi parte integrante del modo di lavorare. Come ricorda Farina,“ l’ innovazione oggi non ha più un
inizio e una fine: non è un progetto, è un processo continuo”. Molte imprese vedono l’ AI come uno strumento per automatizzare attività o analizzare dati, ma la sua forza è più profonda: è una tecnologia trasversale, capace di collegare produzione, logistica, vendite, finanza e marketing in un unico ecosistema intelligente. Il nodo principale resta umano: la forza lavoro italiana invecchia, e gran parte del know-how aziendale è concentrato nelle menti dei colleghi più esperti. Se questa conoscenza non viene raccolta e trasferita, si disperde. L’ AI può invece valorizzare e diffondere il sapere aziendale rendendolo accessibile e condiviso. Le aziende si dividono in tre categorie: chi ha già avviato l’ adozione dell’ AI e deve armonizzare le soluzioni; chi la sta integrando adesso e chi è ancora in ritardo. I rischi principali? Pensare che basti comprare tecnologia, avere aspettative irrealistiche, non gestire i dati, mancare di competenze e infine, voler accelerare senza prima semplificare. Come ricordava Umberto Eco,“ il computer non è una macchina intelligente che aiuta persone stupide, ma una macchina stupida che funziona nelle mani di persone intelligenti”. Lo stesso vale per l’ AI: solo se guidata da intelligenza umana, visione e metodo, può diventare una vera leva competitiva.

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